Pamela Genini, i genitori chiedono la restituzione del cane all'ex

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da martedì pomeriggio, 21 ottobre, Villa d'Almè, in provincia di Bergamo, ha ospitato la camera ardente di Pamela Genini, la giovane di 29 anni la cui vita è stata stroncata a coltellate a Milano. L'autore del gesto, il compagno Gianluca Soncin, di 52 anni, è ora rinchiuso nel carcere di San Vittore, accusato di un omicidio pluriaggravato che ha lasciato un vuoto incolmabile. I magistrati, mentre procedono nell'ascoltare i testimoni di quella sera tragica, ricostruiscono la dinamica di una violenza che si concluse con un colpo inferto al collo, un dettaglio che si aggiunge al già pesante quadro accusatorio.

L'appello per Bianca

Accanto al lutto, che troverà uno sfogo collettivo nelle esequie di venerdì nel Bergamasco, si è aperta un'altra dolorosa questione che vede coinvolti i genitori di Pamela. La madre, infatti, ha lanciato un appello pubblico per riavere Bianca, la cagnolina di razza Chihuahua che era un affetto profondissimo per la figlia. L'animale, che si troverebbe ancora nelle mani di Francesco Dolci, un uomo presentato come un ex della vittima, è al centro di un'aspra contesa. I genitori, i quali hanno persino coinvolto le Forze dell'Ordine in un tentativo, per ora infruttuoso, di mediazione, hanno espresso con forza il loro desiderio di custodire il cane, sottolineando come l'animale, a loro dire, abbia anche bisogno di cure per le sue condizioni di salute.

Il "fantomatico ex" e il suo rifiuto

La posizione della famiglia si è fatta particolarmente dura nei confronti di Dolci, definito senza mezzi termini un "fantomatico ex". Con questa espressione, i genitori di Pamela non solo contestano il suo rifiuto di riconsegnare l'animale, ma mettono in discussione la stessa natura della relazione che lo avrebbe legato alla figlia, lasciando intendere che forse non ci sia mai stato un vero e proprio legame sentimentale. Dall'altra parte, la giustificazione addotta da Dolci per non cedere il chihuahua – apparso con lui in televisione poco dopo i fatti – sarebbe il trauma che l'animale avrebbe subito, ritenendo quindi che sia meglio per Bianca rimanere in un ambiente che le è già familiare.

Una vicenda nel dramma

Questa disputa, seppur secondaria rispetto all'immensità della perdita, si intreccia inestricabilmente con il dramma principale, aggiungendo un ulteriore strato di sofferenza a una storia già segnata dalla violenza. Mentre il procedimento giudiziario contro l'imputato principale prosegue il suo corso, la vicenda della cagnolina Bianca mostra come le conseguenze di un femminicidio si diramino in aspetti inattesi e profondamente personali, toccando persino gli affetti più puri, come quello per un animale domestico, e trasformandoli in oggetto di un doloroso conflitto.

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