Tour of the Alps, l’ultima tappa Trento-Bolzano è una questione di secondi
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Sono 128,6 i chilometri in programma oggi, una distanza che sulla carta potrebbe evocare l’idea di una passerella, ma che a guardare il dislivello e la conformazione del tracciato si trasforma immediatamente in un campo di battaglia per chi, come Giulio Pellizzari, cerca di difendere quella maglia verde conquistata nei giorni precedenti. Dopo aver preso il via da Trento, il serpentone dei corridori si troverà ad affrontare un percorso che non concede tregua praticamente mai, a partire dalla subitanea ascesa verso Palù di Giovo. Ed è proprio lì che la corsa, oltre a onorare la memoria di Sara Piffer – alla quale è stato dedicato non solo lo sprint intermedio, ma anche un momento di riflessione collettivo alla partenza –, inizierà a fare sul serio.
Il percorso e le insidie del Montoppio
L’assetto odierno è studiato per esaltare gli attaccanti puri, quelli che, come Egan Bernal o Thymen Arensman, sanno che il distacco di appena quattro secondi che li separa dal leader della Red Bull – BORA – hansgrohe è un abisso colmabile con una volata di gambe al momento giusto. Dopo i primi 40 chilometri di falsopiano, che consentiranno un relativo riordino delle idee, il gruppo si troverà di fronte l’Alto di Caldaro: 4,4 chilometri al 6,6% di pendenza media, una rampa che serve più come termometro per saggiare le reazioni dei favoriti che come un vero rompighiaccio. La vera roulette, però, si gioca nel finale, quando la strada inizierà a mordere verso San Genesio. Entreranno in scena due giri di un circuito di 19 chilometri il cui cuore pulsante è il GPM di Montoppio, una salita che con i suoi 9,2 chilometri al 6,2% e punte impegnative rappresenta il patibolo ideale per chi ha le gambe gonfie di fatica dopo le frazioni precedenti.
Le implicazioni per la classifica generale
Non si tratta soltanto di un arrivo, ma di un vero e proprio rompicapo tattico. Il primo passaggio sul traguardo di Bolzano, infatti, avviene a circa 50 chilometri dalla conclusione reale: un modo, questo, per ingannare l’occhio e costringere i direttori sportivi a fare i conti con una gestione dell’energia complessa. Se la frazione regina di ieri, vinta dall’ex pattinatore Lennart Jasch, ha premiato la fuga lontana, la tappa di oggi premia invece l’intelligenza posizionale. Per Pellizzari, che guida con un margine minimo su Arensman e l’ex vincitore del Giro Bernal, la posta in palio è altissima: non deve solo seguire le ruote degli inseguitori, ma impedire che i suoi stessi compagni di squadra – come Aleksandr Vlasov, attardato di soli sei secondi – creino situazioni di stallo.
Bolzano si prepara all’evento e agli addii
Nel capoluogo altoatesino l’attesa è palpabile, un po’ per la cronaca sportiva e un po’ per la logistica di un evento che richiede lo stop di una città intera. La viabilità subirà modifiche sostanziali nell’area del quartiere Gries, dove l’arrivo è previsto intorno all’ora di pranzo, e numerosi istituti scolastici hanno già annunciato chiusure anticipate per permettere il regolare svolgimento della competizione. Al di là della bagarre per la vittoria finale, sarà anche l’ultimo atto di una corsa che ha stretto un patto emotivo con il territorio: il ricordo di Sara Piffer, la giovane ciclista scomparsa sulla strada, continuerà a vivere idealmente sulle strade che l’hanno vista crescere, trasformando una volata intermedia in un momento di raccoglimento collettivo. Per i corridori, però, una volta superato il Gries, finiti i tornanti del Montoppio, resterà solo l’asfalto. E la necessità di bruciare quei quattro secondi che, in una corsa breve come questa, pesano come macigni.




