Gaza, Guterres all'Onu chiede a Israele di revocare lo stop alle Ong
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Redazione Esteri
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Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha espresso pubblicamente una forte preoccupazione per la decisione, presa dal governo israeliano, di sospendere le operazioni di numerose organizzazioni non governative internazionali nei territori palestinesi occupati. L’appello, formulato in una dichiarazione ufficiale resa nota dal suo portavoce Stéphane Dujarric, arriva in un momento particolarmente delicato, quando la già grave crisi umanitaria nell’area di Gaza rischia di peggiorare ulteriormente a causa della mancanza di quegli aiuti che, per mesi, hanno garantito una parvenza di sopravvivenza a una popolazione stremata dal conflitto.
Le ragioni di un allarme istituzionale
Guterres, il cui intervento si inserisce nel solco di un preciso mandato diplomatico e umanitario, ha chiesto con fermezza che la misura venga ritirata senza ulteriori indugi, sottolineando come le Ong rappresentino un presidio insostituibile per il lavoro di assistenza salvavita. È sua convinzione, del resto, che questa sospensione rischi di vanificare i fragili progressi ottenuti durante la tregua, minando dalle fondamenta qualsiasi tentativo di stabilizzazione e di distribuzione di beni essenziali. La questione, che trascende la mera polemica politica per investire il piano del diritto internazionale, chiama in causa direttamente gli obblighi che Israele, in quanto potenza occupante, ha di fronte alla comunità globale.
La reazione delle organizzazioni coinvolte
Tra le trentasette organizzazioni colpite dal provvedimento figura anche Medici Senza Frontiere, la quale ha definito la minaccia di negare la registrazione un “tentativo cinico e calcolato” volto a impedire l’operato umanitario sia a Gaza che in Cisgiordania. Secondo l’associazione, una mossa del genere configurerebbe una palese violazione degli obblighi sanciti dal diritto internazionale umanitario, lasciando senza alcuna copertura sanitaria e logistica migliaia di civili che dipendono esclusivamente dagli aiuti esterni. La situazione, d’altronde, appare ancora più complessa se si considera il contesto regionale e le recenti evoluzioni della politica estera statunitense, con il presidente Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca, il cui approccio potrebbe influenzare gli equilibri diplomatici mediorientali.
Uno scenario umanitario al collasso
La revoca del bando diventa dunque una precondizione necessaria, sebbene non sufficiente, per scongiurare un tracollo che molti osservatori temono ormai imminente. Le riserve di cibo e medicine, già esigue, si stanno rapidamente esaurendo, mentre l’accesso all’acqua potabile e alle cure mediche più elementari rimane un privilegio per pochi. Il vuoto lasciato dalle organizzazioni internazionali, che fino a ieri gestivano una parte significativa degli approvvigionamenti, non può essere colmato da realtà locali, le quali versano a loro volta in condizioni di estrema precarietà a causa delle distruzioni e delle restrizioni alla circolazione delle merci. La posta in gioco, come ha ricordato Guterres, è alta e riguarda direttamente la vita di civili innocenti, intrappolati in una spirale di violenza dalla quale sembra non esserci via d’uscita.




