Gaza, cento ong accusano Israele: "Basta usare gli aiuti come arma"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le autorità israeliane, mentre il conflitto prosegue senza tregua, continuano a respingere le richieste di decine di organizzazioni umanitarie che chiedono di portare beni di prima necessità nella Striscia di Gaza, sostenendo che queste "non sono autorizzate a consegnare aiuti". Solo a luglio, più di 60 richieste sono state rigettate con la stessa motivazione, lasciando accumulare merci essenziali bloccate ai valichi. Una situazione che, secondo oltre cento ong tra cui Oxfam, Medici Senza Frontiere e Caritas Internationalis, equivale a usare la fame come strumento di pressione.
Nella lettera diffusa a Gerusalemme e ripresa dalla Bbc, le organizzazioni denunciano il sistematico ostacolo alla distribuzione di medicine e alimenti, chiedendo "l’apertura immediata e incondizionata di tutti i valichi". Intanto, il bilancio umano si aggrava: oltre 50 morti negli ultimi attacchi, ai quali si aggiungono altre quattro vittime per denutrizione, portando a 239 il numero totale di persone decedute per fame, tra cui più di cento bambini. Tra i morti figurano anche civili in cerca di aiuti, uccisi in circostanze ancora da chiarire.
La protesta delle ong non è isolata. Ventitré economisti di fama internazionale, tra cui dieci premi Nobel, hanno inviato una lettera al primo ministro Benjamin Netanyahu, esortando Tel Aviv a sospendere "qualsiasi politica che intensifichi la fame". Gli studiosi, definendo "allarmante" la crisi alimentare, hanno criticato anche il piano israeliano di concentrare i civili in una "città umanitaria", soluzione giudicata inefficace e potenzialmente dannosa.




