Gaza, il DFAE chiamato a indagare su ong controversa mentre gli aiuti restano insufficienti

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre Israele annuncia il completamento imminente delle prime zone di distribuzione degli aiuti umanitari a Gaza, crescono le polemiche sul ruolo della Gaza Humanitarian Foundation, l’organizzazione che, secondo i piani del governo Netanyahu, dovrebbe gestire l’ingresso di cibo e medicinali nell’enclave. I critici denunciano che il meccanismo, con centri controllati da privati sotto la protezione dell’esercito israeliano, escluderebbe qualsiasi supervisione internazionale indipendente, consegnando a Tel Aviv un potere diretto e capillare sugli approvvigionamenti.

Intanto, dopo settimane di blocco quasi totale, le Nazioni Unite hanno fatto entrare circa 90 camion di aiuti attraverso Kerem Shalom, raddoppiando il numero di mezzi pesanti arrivati nella Striscia negli ultimi giorni. Ma per molti gazawi è troppo tardi: "In 48 ore, 29 morti per fame", hanno riferito fonti palestinesi, mentre la Croce Rossa conferma che i primi pacchi di farina e medicinali hanno raggiunto i più vulnerabili solo ora, dopo undici settimane di carestia estrema. "Da tre mesi non riceviamo nulla", ha dichiarato un parroco locale, sottolineando come la distribuzione rimanga discontinua e insufficiente.

Sul fronte militare, i raid israeliani continuano a colpire Gaza: oggi almeno 16 palestinesi sono morti sotto i bombardamenti a Deir al-Balah e Abasan al-Jadida. Testimoni citati dall’agenzia Wafa raccontano di civili uccisi mentre tentavano di soccorrere i feriti, in un conflitto che non risparmia neppure chi cerca di prestare aiuto.

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