Gaza, il caos degli aiuti: il capo della Ong si dimette e denuncia «condizioni inumane»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Jake Wood, veterano americano da poche settimane alla guida della Gaza Humanitarian Foundation (Ghf), ha rassegnato le dimissioni poche ore prima dell’avvio delle operazioni, definendo «impossibile» garantire i principi di neutralità e indipendenza su cui si fonda l’azione umanitaria. «Non sono disposto ad abbandonarli», ha dichiarato, lasciando trapelare le tensioni dietro la decisione di Israele di affidare entro fine maggio alla Ghf, unica Ong autorizzata, la gestione esclusiva degli aiuti nella Striscia.

La fondazione, con sede in Svizzera, opera formalmente come ente neutrale, ma la stretta collaborazione con il governo israeliano solleva interrogativi sulla sua autonomia. Mentre Tel Aviv giustifica la scelta con la necessità di «razionalizzare» gli interventi, sul campo la situazione è al collasso. Le organizzazioni internazionali già attive, tra cui Medici Senza Frontiere, descrivono una realtà dove la fame e la paura dominano la vita quotidiana. «Qui non ci si chiede se si è dormito, ma se si è sopravvissuti», racconta Angelo Rusconi, operatore a Gaza City, dove persino un barattolo di Nutella può arrivare a costare 150 dollari.

Intanto, i primi incaricati della Ghf inviati per distribuire viveri e medicine hanno abbandonato le postazioni sotto la minaccia di Hamas, che ha avvertito gli sfollati di «conseguenze» per chi si rivolgerà ai nuovi operatori. Le operazioni militari israeliane, intese a proteggere i corridoi umanitari, complicano ulteriormente il quadro: i raid aerei, come quelli segnalati ieri su Gerusalemme, si susseguono mentre le infrastrutture civili – strade, ospedali, magazzini – sono ormai irriconoscibili.

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