Gaza, tra fame e violenza: l’appello delle ong e le accuse a Israele e Usa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nella Striscia di Gaza, dove la guerra non concede tregua, la popolazione è costretta a una scesa drammatica: morire di fame o rischiare la vita sotto il fuoco incrociato mentre cerca cibo. Lo denunciano 170 organizzazioni non governative, che in un appello congiunto hanno descritto una situazione ormai insostenibile. "Ogni distribuzione di aiuti al di fuori dei canali ufficiali dell’Onu si trasforma in una strage", hanno sottolineato le Nazioni Unite, riferendosi agli episodi in cui civili inermi vengono colpiti mentre tentano di raggiungere i punti di approvvigionamento.

L’ultimo caso risale al 15 giugno, quando l’ospedale da campo della Croce Rossa ad al-Mawasi è stato sommerso da almeno 170 feriti, tutti coinvolti nel caos scoppiato durante una distribuzione di generi alimentari. Ma dietro queste tragedie, secondo Josep Borrell, ex capo della politica estera dell’Ue, ci sarebbe una regia precisa. In un post su X, Borrell ha accusato "gruppi armati legati agli Usa" di aver ucciso centinaia di palestinesi in cerca di cibo, definendoli "mercenari" e puntando il dito contro l’inerzia europea. "In un solo mese, 550 persone sono state massacrate mentre cercavano aiuti", ha scritto, riferendosi alla "Gaza Humanitarian Foundation", un organismo sostenuto da Israele e Stati Uniti.

Intanto, l’assedio israeliano continua a negare anche i beni più essenziali, come il latte artificiale per i neonati, specie quelli prematuri. I medici locali da settimane lanciano allarmi inascoltati: senza quelle formule specifiche, molti bambini non sopravviveranno. Una crisi che si aggiunge alle polemiche sui numeri del conflitto, dopo che Haaretz ha ripreso uno studio – poi contestato – che ridimensionava il bilancio delle vittime. Sergio Della Pergola, citando l’esempio di un farmaco miracoloso mai testato, ha messo in guardia contro i rischi di diffondere dati privi di verifiche rigorose.

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