Dafne Rebaudo, il femminicidio a Roma: fermato il compagno
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Redazione Interno
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Il femminicidio di Dafne Rebaudo a Roma è l’ipotesi emersa dopo la svolta nelle indagini sulla morte della donna di 31 anni, trovata senza vita il 13 luglio ai piedi del palazzo in cui viveva a Tor Bella Monaca. La polizia ha fermato il compagno quarantenne con cui Dafne conviveva da alcuni mesi, dopo che la prima ricostruzione aveva fatto pensare a un possibile suicidio. Secondo gli inquirenti, invece, la caduta dalla terrazza condominiale non sarebbe stata un gesto volontario né un incidente, ma un omicidio.
La tragedia si è consumata in via dell’Archeologia 52, nel quartiere di Tor Bella Monaca, nella periferia est di Roma, dove Dafne Rebaudo è precipitata dalla terrazza condominiale. La donna era stata trovata morta dopo un volo dal palazzo e, nelle prime fasi, la sua scomparsa sembrava legata a un possibile suicidio. Le indagini della polizia hanno successivamente portato a una diversa ipotesi investigativa, con il fermo del compagno Mohamed Trabelsi, 41enne tunisino, accusato secondo la ricostruzione degli investigatori di aver spinto Dafne durante una lite.
La svolta nelle indagini sulla morte di Dafne Rebaudo
Il caso Dafne Rebaudo ha cambiato direzione con gli accertamenti svolti dalla polizia dopo la morte della 31enne. Gli investigatori hanno escluso, sulla base degli elementi raccolti, che la caduta dalla terrazza fosse dovuta a una scelta volontaria della donna. Il fermo del compagno rappresenta il passaggio centrale dell’inchiesta, perché introduce l’ipotesi di un omicidio aggravato dal vincolo della convivenza.
Secondo quanto riportato nella ricostruzione investigativa, la donna sarebbe stata spinta dalla terrazza condominiale al termine di un litigio. La vicenda, inizialmente letta come una possibile caduta accidentale o un suicidio, ha quindi assunto un diverso significato dopo il lavoro degli investigatori. Dal giorno della tragedia, secondo quanto raccontato dalla madre di Dafne, la polizia e gli investigatori sono rimasti vicini alla famiglia seguendo passo passo gli sviluppi delle verifiche.
Il racconto della madre e la storia di Dafne
La madre di Dafne ha descritto la figlia come una ragazza intelligente, che a scuola era sempre stata la prima della classe e che amava gli animali e la vita. Nel suo racconto ha spiegato che durante l’adolescenza Dafne aveva iniziato a fare uso di droghe e che aveva cercato più volte di aiutarla ad affrontare questa difficoltà. La donna ha raccontato di essersi sentita lasciata sola nella lotta contro la droga, spiegando che affrontare una situazione simile senza sostegno può essere molto difficile.
La madre ha inoltre chiesto che chi ha portato via Dafne paghi per quanto accaduto. Le sue parole restituiscono il dolore della famiglia dopo la morte della 31enne e accompagnano una vicenda che ha avuto una svolta giudiziaria dopo settimane di accertamenti. La figura di Dafne viene ricordata non soltanto attraverso le difficoltà vissute negli ultimi anni, ma anche attraverso gli aspetti della sua personalità raccontati dalla madre.
L’ipotesi di femminicidio dopo il fermo del compagno
La morte di Dafne Rebaudo è stata qualificata dagli investigatori come un possibile femminicidio sulla base dell’ipotesi di un omicidio commesso nell’ambito della relazione di convivenza. La ricostruzione indica che la recente normativa del 2 dicembre 2025 prevede questa aggravante quando il delitto è legato al vincolo della convivenza. Il fermo del compagno è arrivato dopo il cambio di prospettiva sulle cause della caduta dalla terrazza.
La vicenda resta legata agli elementi raccolti durante le indagini della polizia, che hanno portato a ritenere non volontaria la morte di Dafne. La donna, trovata senza vita il 13 luglio nel quartiere romano di Tor Bella Monaca, è al centro di un’inchiesta che da una prima ipotesi di suicidio è passata alla contestazione di un omicidio secondo la ricostruzione degli inquirenti.
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