Clima estremo, l'estate 2026 e le prove che qualcosa non va: zecche a 1800 metri, laghi prosciugati e settimane senza maglione in montagna
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Climaticamente, ricorderemo l'estate del 2026 come la stagione degli indizi che infine fecero la prova. Non per gli scienziati, che ci avvertono da trent'anni, non per i climatologi, non per filosofi della scienza come Telmo Pievani che intervistato qualche anno fa su questo giornale ricordava: meglio non fare demagogia sull'aria condizionata e i suoi consumi energetici, è uno strumento salvavita di cui dotarsi, nella Pianura padana e non solo, per i prossimi anni se si vuole proteggere una fetta di popolazione, particolarmente la più anziana e fragile.
Zecche in alta quota, la nuova frontiera dei parassiti
Con il cambiamento climatico le zecche conquistano la montagna. Finora, secondo l'Associazione cacciatori dell'Alto Adige, si moltiplicano le segnalazioni al di sopra della soglia dei 1.100 metri, che finora era considerata il limite dell'habitat di questi aracnidi. Sono state registrate segnalazioni relative alla loro diffusione fino a un'altitudine massima di 1.799 metri.
Il progetto «Monzec» sta raccogliendo dati sull'attività e la diffusione delle zecche a tutte le quote, nell'ambito del programma Interreg Italia-Austria, e fino alla fine dell'anno i ricercatori continueranno a mappare la presenza di questi artropodi per individuare tempestivamente nuove specie e aree a rischio.
Monitoraggio e prevenzione, l'appello delle istituzioni
Entro la fine dell'anno dovrebbero essere resi noti i primi risultati di questa iniziativa di ricerca, portata avanti in stretta collaborazione con la popolazione locale secondo l'approccio CLLD. L'assessora provinciale all'Europa Magdalena Amhof è consapevole dell'importanza del monitoraggio delle zecche e della prevenzione dalle malattie trasmesse principalmente da questi parassiti: «Io stessa mi sono sottoposta in questi giorni alla vaccinazione contro le zecche, perché per me la prevenzione è fondamentale.
Per questo motivo anche questo progetto del fondo Interreg Italia-Austria è particolarmente importante, poiché solo grazie ai risultati della ricerca possiamo reagire in modo adeguato e adottare le misure appropriate».
Dalle cimici dei letti alle zecche, cresce la diffusione dei parassiti
Anche le zecche «sono un problema sempre più diffuso», ha aggiunto l'esperta. «La loro presenza è stata rilevata anche nelle periferie urbane. Soprattutto nei mesi caldi, ma non solo, aumenta l'esposizione durante le nostre passeggiate e i picnic, ma non dobbiamo più considerarle solo come un problema dell'escursionista estremo che va in montagna. Le si incontra anche in collina, nelle aree verdi nelle periferie urbane», ha avvertito Epis.
Il rischio ormai riguarda un bacino più ampio di persone, dai campeggiatori a chi porta il cane a spasso nel verde, e la testimonianza più evidente è l'aumento delle segnalazioni di persone che vengono parassitate, oltre ai lavori scientifici che confermano questa espansione. Oltre alla nota malattia di Lyme, infatti, c'è anche l'encefalite da zecche, la Tbe (Tick-Borne Encephalitis), una patologia particolarmente presente nel Nord-Est del Paese, ma con segnalazioni che arrivano anche dalla Lombardia.
L'estate del 2026 e i laghi delle Dolomiti prosciugati
Ma non è solo il mondo dei parassiti a subire le conseguenze di questo nuovo regime climatico. I laghi alpini delle Dolomiti Bellunesi sono un altro termometro, visibile a tutti, di ciò che sta accadendo. Il lago Negro e il lago Limides, gioielli incastonati tra le montagne, sono completamente a secco, mentre il lago di Misurina si presenta con un livello dell'acqua drasticamente abbassato e le sponde ricoperte di fango. Il lago di San Vito, invece, ha perso circa trenta centimetri d'acqua in una sola settimana.
La situazione è il risultato di un inverno che ha portato poco manto nevoso, di una primavera avara di precipitazioni e di un'estate che ha fatto registrare ondate di calore intense e precoci, con lo zero termico che si è mantenuto frequentemente tra i 4.800 e i 5.000 metri di quota già dalla seconda metà di giugno.
Se i grandi ghiacciai come il Monte Bianco, la Marmolada e l'Adamello sono sotto osservazione, con temperature eccezionali e una fusione accelerata, il segnale più evidente per il turista e per il residente è lo scenario desertico che si presenta ai laghi in quota. Il lago Coldai, ai piedi del Civetta, è anch'esso in forte sofferenza, e i rifugi guardano con preoccupazione alla scarsità d'acqua, una risorsa essenziale per l'escursionismo e l'economia della montagna.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
