Manovra smontata dalle imprese, il governo arranca sui dettagli
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Redazione Interno
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Dopo le obiezioni sollevate dai sindacati, preoccupati per l’insufficienza degli interventi su salari e pensioni, è ora il mondo produttivo a esprimere un giudizio severo sulla legge di Bilancio, la cui definizione procede a fatica tra un vertice e l’altro. Confindustria, che rappresenta una vasta fetta dell’imprenditoria nazionale, ha smontato senza mezzi termini l’impianto della Manovra, evidenziando come essa trascuri del tutto il tema della crescita e non offra risposte concrete al settore industriale, il quale versa già in condizioni di profonda difficoltà. La critica, perentoria, colpisce un governo che, nonostante avesse annunciato tempi rapidi, si ritrova a dover rinviare la presentazione del testo completo, il quale, secondo quanto affermato dal ministro dell’Economia alle parti sociali, non può ancora considerarsi “chiuso”.
Un puzzle di coperture e tensioni politiche
La definizione della Manovra, il cui iter è stato caratterizzato da un vertice notturno a casa del presidente del Consiglio con i leader della maggioranza, sembra arenarsi sulla questione delle coperture finanziarie, in particolare sul contributo del sistema bancario, un tassello che manca all’appello e sul quale si sono accese tensioni tra i partiti di governo. Questi contrasti, che hanno ulteriormente rallentato i lavori, hanno di fatto reso impossibile l’approvazione dell’articolato legislativo in Consiglio dei ministri, il quale, nelle more di un accordo definitivo, si limiterà a dare il via libera al Documento programmatico di bilancio, ossia alla struttura numerica da inviare alle istituzioni europee.
Le misure in campo tra luci e ombre
Nel quadro delle misure discusse, alcune delle quali sono state definite come “mari e monti” per la loro eterogeneità, rientrano il taglio dell’Irpef – i cui benefici, si stima, potrebbero estendersi fino a una certa soglia di reddito –, la modifica del sistema pensionistico, la detassazione per il lavoro svolto durante le ore notturne o nei giorni festivi e l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee. Si tratta, in buona sostanza, di provvedimenti che toccano da vicino la vita dei cittadini, ma che, secondo le critiche più recenti, non affrontano il nocciolo della questione, rappresentato dalla necessità di rilanciare gli investimenti e la competitività del sistema-Paese.
La paralisi e il rischio per l'industria
La situazione di stallo, che ha portato a un rinvio dopo l’altro, non fa che accentuare le perplessità di chi, come le imprese, guarda con apprensione al futuro dell’apparato industriale nazionale. L’assenza di una visione strategica e di misure incisive, unita ai ritardi nell’azione di governo, delinea uno scenario preoccupante, nel quale il rischio più grande è proprio quello di non riuscire a invertire una rotta che appare ormai segnata da dati allarmanti. La Manovra, così com’è concepita, sembra non avere gli strumenti per fronteggiare una crisi che richiederebbe, al contrario, interventi coraggiosi e di ampio respiro.




