Il concordato biennale muove il mercato dei consulenti finanziari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Da quando è stato varato, il Concordato Preventivo Biennale ha iniziato a imprimere una dinamica nuova al reclutamento nel settore della consulenza finanziaria, un movimento che, seppur non dirompente, segna un cambiamento tangibile nelle strategie professionali di molti. Il meccanismo, di per sé lineare, consente a chi vi aderisce di pattuire con l’Agenzia delle Entrate un reddito presunto sul quale versare le imposte per un biennio, svincolandosi in tal modo dall’obbligo di dichiarare gli effettivi guadagni; una prospettiva di stabilità fiscale che, com’è facile immaginare, sta spingendo numerosi consulenti a valutare con attenzione le opportunità offerte dalle diverse reti, alcune delle quali propongono condizioni più vantaggiose per l’accesso al regime agevolato.

Il quadro normativo si arricchisce con lo scudo per il passato

A completare il quadro è intervenuta, successivamente, una misura di ravvedimento speciale, la quale, estendendo il beneficio anche al quinquennio precedente, offre una sorta di scudo per gli anni 2019-2023. Questa riedizione di un istituto preesistente, come precisato dalla norma, rappresenta un tassello fondamentale per chi intende regolarizzare la propria posizione in modo organico, coprendo un arco temporale significativo e ponendo le basi per un’applicazione più serena del concordato stesso, che qualcuno già guarda con interesse.

Le istruzioni ministeriali e i dubbi sul calcolo degli acconti

Proprio l’applicazione concreta del concordato, tuttavia, non è esente da zone d’ombra, come dimostrano le recenti istruzioni ministeriali per la compilazione del modello Redditi PF. Tali indicazioni prescrivono che, per determinare l’acconto IRPEF dell’anno successivo, si debba far riferimento al reddito concordato e non a quello effettivamente realizzato; una disposizione che, se da un lato chiarisce il metodo di calcolo, dall’altro ha generato incertezze operative, in particolare sulla necessità di rivedere alcune voci specifiche del modulo, lasciando molti a interrogarsi sulla corretta procedura da seguire per evitare contestazioni.

Federpromm sollecita chiarimenti urgenti

È proprio su questo versante interpretativo che si è concentrata l’azione di Federpromm, la federazione che riunisce consulenti finanziari e operatori dei mercati, la quale ha pubblicamente denunciato la confusione che regna tra gli iscritti e le reti di appartenenza. L’associazione ha puntato il dito contro il “silenzio” dell’Agenzia delle Entrate, ritenendo indispensabile un intervento chiarificatore su alcuni aspetti del provvedimento che, se lasciati nel vago, rischiano di minarne l’efficacia e di creare disparità di trattamento, alimentando un dibattito che coinvolge tutti gli attori in campo.

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