Crans-Montana, scompaiono i video delle telecamere mentre l'inchiesta procede a rilento
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Redazione Esteri
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Oltre duecentocinquanta filmati, fondamentali per ricostruire le dinamiche della strage di Capodanno in cui persero la vita quaranta persone nel locale Le Constellation, risultano irreperibili. La procura di Sion, come è emerso, ha richiesto formalmente le immagini delle telecamere pubbliche e di sorveglianza soltanto il 15 gennaio, cioè a quasi due settimane di distanza dal rogo, un lasso di tempo durante il quale i sistemi di archiviazione, spesso configurati per sovrascrivere i dati dopo pochi giorni, hanno cancellato gran parte del materiale. Ne sono rimaste soltanto sei ore, una frazione minima che rischia di compromettere seriamente il percorso verso la verità giudiziaria. Questo ritardo, che si aggiunge a quello relativo al sequestro dei telefoni e dei computer degli indagati avvenuto tra il 9 e il 14 gennaio, delinea un quadro investigativo costellato da passaggi che le parti civili considerano gravi omissioni.
I sospetti delle parti civili e una riunione controversa
La circostanza temporale della richiesta delle registrazioni, unita al fatto che i coniugi indagati convocarono una riunione con il proprio personale già il 7 gennaio, ha alimentato forti perplessità negli avvocati che rappresentano i familiari delle vittime e i numerosi feriti. Secondo il legale Mario Giordano, che ha portato alla luce la vicenda attraverso un servizio televisivo, esisterebbe il fondato sospetto che tali ritardi possano essere funzionali a "inquinare le prove", privando così l'inchiesta di elementi probatori cruciali. Se da un lato le autorità svizzere hanno proceduto al sequestro dei beni degli indagati, operazione estesa anche alla Francia, dall'altro la lentezza nel preservare le prove digitali più immediate appare, agli occhi delle parti offese, una macchia difficilmente giustificabile sull'intero procedimento.
Un iter giudiziario sotto scrutinio
La sparizione dei video non costituisce, purtroppo, l'unico elemento opaco in un'indagine che fin dalle prime battute ha mostrato criticità procedurali. La gestione delle prove, come sottolineato più volte, sembra aver seguito tempistiche non compatibili con l'urgenza e la gravità di un caso di tali dimensioni, dove la celerità negli accertamenti è spesso determinante. La mancata conservazione immediata delle immagini delle telecamere, che avrebbero potuto fissare movimenti e presenze nelle ore immediatamente precedenti e successive all'incendio, rappresenta una perdita forse irreparabile. Alcuni di essi, come riportato, avrebbero potuto inquadrare le aree limitrofe al locale, offrendo uno sguardo sugli accessi e sulle eventuali criticità già note in materia di sicurezza.
Le conseguenze di un vuoto probatorio
L'assenza di questo corpus visivo costringe ora gli investigatori a fare maggiormente affidamento su altre tipologie di riscontri, come le perizie tecniche sugli impianti e le dichiarazioni testimoniali, che però possono essere soggette a una naturale labilità nel ricordo. Il giallo dei video cancellati rischia dunque di proiettare un'ombra lunga sull'intera vicenda giudiziaria, complicando non poco il lavoro della magistratura che deve accertare le responsabilità penali e civili. Mentre le indagini proseguono, il fatto che duecentocinquanta tracce digitali siano svanite nel nulla rimane un interrogativo centrale, un punto oscuro in una tragedia che ha già troppe risposte mancanti.




