Garlasco, il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi e il caso Sempio: un enigma ancora aperto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A distanza di anni, il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, la 26enne uccisa nella sua abitazione a Garlasco il 13 agosto 2007, continua a far discutere. Al centro delle indagini, che hanno visto alternarsi colpi di scena e nuove piste, c’è oggi il Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima, attribuito ad Andrea Sempio, già indagato in passato e ora nuovamente sotto i riflettori. Una prova scientifica che, sebbene non considerata decisiva, rappresenta un tassello cruciale per riaprire un’inchiesta che sembrava essersi arenata.

«Il Dna sotto le unghie di Chiara era già utilizzabile, e oggi è doveroso approfondire», ha dichiarato l’esperto forense Garlasco, sottolineando come la presenza del materiale genetico di Sempio fosse stata segnalata già nel 2016. A confermare questa linea di indagine sono anche altri esperti del settore, tra cui Ricci e Roewe, che hanno ribadito l’importanza di analizzare ulteriormente i dati disponibili. Tuttavia, come ha precisato Garlasco, «la prova scientifica non basterà ad arrivare a una condanna, non è la pistola fumante, ma un punto di partenza per approfondire tutto quello che non è stato fatto finora».

Andrea Sempio, che si è sempre dichiarato innocente, è difeso dall’avvocata Angela Taccia, sua amica da anni. «Glielo dico io chi è Andrea Sempio. È un’anima rara, un ragazzo buono e gentile, che pensa sempre agli altri», ha affermato Taccia in un’intervista al Corriere della Sera. La difesa ha scelto di non sottoporre Sempio al test del Dna, ritenendolo inutile e potenzialmente strumentalizzabile. «Andrea è tornato al lavoro perché si tormentava per le sue colleghe, che senza di lui erano costrette a coprire il suo turno», ha aggiunto l’avvocata, dipingendo un ritratto di un uomo lontano dall’immagine di un assassino.

La questione del Dna, però, rimane controversa. Come ha evidenziato il giornalista Alessandro De Giuseppe nel programma Le Iene, il materiale genetico era stato inizialmente ritenuto inutilizzabile, ma oggi è diventato il fulcro della nuova indagine. Un documento inedito, fatto ascoltare da De Giuseppe con l’aiuto del collega Gianluca Zanella, sembra gettare nuova luce sulla vicenda, sollevando interrogativi sulle modalità con cui le prove sono state gestite nel corso degli anni.

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