Gaza, il bilancio delle vittime supera i 70 mila mentre l'Unicef lancia l'allarme per i bambini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministero della Sanità di Gaza, la cui amministrazione è guidata da Hamas, ha diffuso un nuovo, drammatico conteggio delle vittime, che ha ormai oltrepassato la soglia dei 70 mila decessi dall’inizio del conflitto con Israele. L’incremento, che porta il totale a 70.100 persone, è conseguenza del recupero di oltre 600 corpi rimasti sepolti sotto le macerie degli innumerevoli edifici distrutti. Una cifra, questa, che non rappresenta soltanto un dato statistico ma il riflesso di una tragedia umanitaria i cui effetti continuano ad accumularsi, giorno dopo giorno, in un contesto già provato da anni di tensioni. Parallelamente al bilancio complessivo, si registra che, da quando è entrata in vigore la tregua lo scorso 10 ottobre, le vittime sono state 354, a cui si sommano 906 feriti, secondo quanto comunicato dalla stessa fonte.

Storie nella tragedia

Accanto alla crudezza dei numeri, che descrivono una catastrofe di proporzioni immense, emergono storie individuali che ne incarnano il peso umano. Nell’arco della giornata di sabato, due fratellini palestinesi di 10 e 12 anni, i cui nomi erano Fadi e Goma Abu Assi, hanno perso la vita a est di Khan Yunis, nel sud della Striscia. Come ha raccontato un loro familiare, i due ragazzi, la cui giovane esistenza è stata stroncata dal fuoco di un drone israeliano, si stavano adoperando per raccogliere legna da ardere. Il loro gesto, semplice e al tempo stesso disperato, era finalizzato ad aiutare il padre, costretto su una sedia a rotelle, a fronteggiare l’incalzare dell’inverno e la penuria di beni di prima necessità.

L'allarme dell'Unicef e l'inverno

Mentre il conteggio dei morti procede inesorabile, l’agenzia delle Nazioni Unite per l'infanzia, l'Unicef, ha rilanciato con forza un appello riguardante la situazione nutrizionale dei più piccoli, dei quali oltre novemila sono considerati a serio rischio di malnutrizione. “Dopo il cessate il fuoco, speravamo in un ampio accesso degli aiuti umanitari ma le crescenti tensioni nella zona non lo rendono possibile”, ha dichiarato una portavoce, sottolineando come le aspettative di un miglioramento sostanziale delle condizioni di vita siano state deluse. Alla già intollerabile mole di sofferenze patite dalla popolazione, con donne e uomini, bambine e bambini esposti a gravissime privazioni, si stanno infatti aggiungendo le difficoltà legate all’abbassamento delle temperature e alle intemperie della stagione invernale, che rendono ancor più precaria un’esistenza già segnata dalla mancanza di tutto.

La questione degli aiuti

Sul fronte degli approvvigionamenti, permane un divario significativo tra gli impegni presi e la realtà dei fatti. Sebbene l’accordo di tregua avesse stabilito il passaggio quotidiano di 600 camion carichi di cibo, medicine, tende, carburante e altri beni essenziali, la loro effettiva distribuzione all’interno dell’enclave sembra non aver raggiunto i volumi promessi. Ci si è abituati, osserva chi segue la situazione, alle dichiarazioni ufficiali che enumerano centinaia di veicoli in transito al giorno, dichiarazioni spesso accompagnate da un attento lavoro di documentazione fotografica e da annunci celebrativi. Tuttavia, per gli abitanti di Gaza, il futuro rimane avvolto in un’incertezza profonda, mentre l’accesso a ciò che è necessario per la sopravvivenza continua a rappresentare una sfida quotidiana e spesso insormontabile.

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