Italia chiamata a pagare per un posto nel “board of peace” su Gaza? L’interrogazione di Alleanza Verdi Sinistra
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Redazione Esteri
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L’Alleanza Verdi Sinistra, attraverso una interrogazione parlamentare, interroga il governo Meloni sul controverso “Board of Peace” per Gaza, un’iniziativa lanciata dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’esponente dei Verdi, Angelo Bonelli, definisce senza mezzi termini quella struttura come «l’espressione della peggiore politica coloniale», portata avanti contro i diritti del popolo palestinese. «Questa struttura non ha nulla a che vedere con la pace – si legge nella nota – è il consiglio di amministrazione di una società immobiliare di chi vuole speculare e fare soldi sul dolore e sul sangue versato a Gaza». La domanda diretta all’esecutivo è se l’Italia sia chiamata a contribuire finanziariamente per garantirsi un seggio in quel consiglio, un eventuale pagamento che, secondo i proponenti, equivarrebbe a finanziare un’operazione di facciata.
La composizione e le reazioni internazionali
Il quadro internazionale del board, del resto, suscita reazioni contrastanti e non poche perplessità. Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto l’invito e ne sta valutando i dettagli, altre capitali hanno espresso scetticismo o netta opposizione. Fonti vicine all’Eliseo hanno dichiarato a France Presse che Parigi non è al momento «favorevole» all’adesione, poiché il progetto «suscita interrogativi importanti» e sembra «superare lo stretto quadro della Striscia». Oltre a Putin, gli inviti – secondo quanto riportato – sono stati estesi a una platea eterogenea di leader, che include il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, il primo ministro ungherese Viktor Orban e il capo di Stato argentino Javier Milei, mentre per l’Unione europea è stata designata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen.
Le ambiguità e il contesto politico
La genesi stessa dell’iniziativa appare opaca e legata alle dichiarazioni dello stesso Trump, il quale, dopo aver promesso il consiglio, ha recentemente dichiarato di non sentirsi «più in dovere di pensare alla pace» per non aver ricevuto il riconoscimento – un premio Nobel che la Norvegia gli avrebbe “negato” – per aver risolto, a suo dire, otto conflitti. Tale affermazione, che getta un’ombra di dubbio sulla reale volontà politica dietro al progetto, è stata colta dall’Alleanza Verdi Sinistra come conferma della natura strumentale e speculativa dell’operazione. La critica si concentra quindi sull’ipotesi che il board non rappresenti uno strumento di mediazione genuino, ma piuttosto un forum per legittimare interessi altri, in cui la tragedia umanitaria di Gaza rischia di diventare merce di scambio.
Le implicazioni per la politica estera italiana
L’interrogazione parlamentare solleva dunque una questione cruciale per la linea diplomatica italiana, costretta a prendere posizione su un tavolo voluto da Washington ma guardato con diffidenza da un alleato tradizionale come la Francia. La richiesta di chiarimenti sui costi e sulle condizioni di partecipazione punta a far luce su quali contropartite, anche di natura economica, siano richieste per sedersi a quel tavolo. È evidente, dietro la domanda, il timore che l’adesione italiana possa tradursi in un sostegno, tanto politico quanto finanziario, a un’iniziativa che, nelle intenzioni dei firmatari dell’interrogazione, svuota il concetto stesso di pace trasformandolo in un affare. La risposta del governo attende ora di essere depositata negli atti parlamentari.




