Milano Cortina 2026, la conferma del presidente Buonfiglio: “Giochi da trenta e lode, ha vinto il sistema”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Si sono spente da poche ore le fiamme del braciere all'Arena di Verona, e già si contano i lasciti di un'edizione che, parola del presidente del Coni Luciano Buonfiglio, merita un posto speciale nei libri di storia dello sport italiano. Nel giorno del bilancio finale, il numero uno del Comitato olimpico ha utilizzato una metafora scolastica per fotografare la riuscita della manifestazione: un' Olimpiade da trenta e lode, dove il trenta rimanda inequivocabilmente alle medaglie conquistate dalla spedizione azzurra — dieci ori, sei argenti e quattordici bronzi — e la lode, invece, rappresenta il riconoscimento più alto per l'ingranaggio organizzativo che ha retto l'urto di settimane di gare intense e di sfide logistiche tutt'altro che banali -1-6. Un successo che, nelle parole di Buonfiglio, non è stato affatto casuale, bensì il frutto di un lavoro di sistema che ha saputo valorizzare le eccellenze del territorio e dello sport nazionale, proiettando l'Italia, se si considerano anche i risultati estivi di Parigi, in una posizione di assoluto rilievo nel panorama mondiale, quella dei primi quattro Paesi per rendimento complessivo.
L'eredità di un modello diffuso e il plauso del Comitato Olimpico Internazionale
Se il medagliere racconta di un'Italia padrona di casa e regina delle proprie montagne, l'architettura stessa dei Giochi ha ricevuto consensi unanimi a livello globale. Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina, non ha nascosto l'emozione nel raccontare la standing ovation tributata dalla 145esima sessione del CIO, un gesto che, a memoria dei più esperti, non avrebbe precedenti per calore e spontaneità -2-6. Un riconoscimento che suggella anni complicati, fatti di cantieri e di scelte coraggiose, a partire da quella di disegnare un'Olimpiade "diffusa" su un territorio di ventiduemila chilometri quadrati. Un modello, questo, nato in parte per necessità ma trasformato in virtù, tanto che la presidente del CIO Kirsty Coventry ha voluto sottolineare come l'edizione 2026 abbia dimostrato al mondo che si possono organizzare Giochi in modo sostenibile, superando le aspettative di tutti e creando un'esperienza coerente per gli atleti, fossero essi a Milano, a Cortina o in Val di Fiemme -5. Non solo infrastrutture sportive, dunque, ma una concezione nuova dell'evento a cinque cerchi, capace di dialogare con il territorio senza stravolgerlo, anzi, utilizzando la sua bellezza come palcoscenico naturale.
Dalle polemiche sulla pista di Cortina al rilancio dello sport azzurro
Non sono mancate, naturalmente, le voci critiche in fase di preparazione, con alcuni nodi che sembravano difficilmente districabili, come la realizzazione della pista da bob di Cortina, diventata per un certo periodo il simbolo delle presunte difficoltà italiane. Eppure, a Giochi conclusi, il giudizio degli atleti — quelli stessi che l'hanno percorsa ad oltre cento chilometri orari — ha ribaltato la narrazione, definendo l'impianto intitolato a Eugenio Monti come uno dei più belli e sicuri al mondo -3. Una struttura che non resterà un gioiello inutilizzato per due settimane, ma che è già stata prenotata per ospitare eventi internazionali futuri, diventando così un'eredità concreta per il movimento e per il territorio. Antonella Baldino, analizzando il successo della manifestazione, ha parlato della pagina più brillante mai scritta dall'Italia nei Giochi invernali, sottolineando come ogni singola medaglia non sia che la punta di un iceberg fatto di programmazione, talento e investimenti mirati che, alla fine, hanno trasformato il potenziale delle nuove generazioni in successi tangibili e sotto gli occhi di tutti -4.
L'impatto economico e l'immagine di un Paese capace di fare sistema
Oltre allo sport, a beneficiare dell'onda lunga di Milano Cortina è stata anche l'economia, con un indotto che, solo per il capoluogo lombardo, si aggira intorno ai trecentoventi milioni di euro, trainato da oltre settecentoventicinquemila visitatori e da un tasso di occupazione alberghiera vicino all'ottantuno percento -8. Numeri che, come evidenziato da Confcommercio, testimoniano una crescita costante del brand Italia nel panorama turistico internazionale, capace di compensare una domanda interna ancora flemmatica. Ma al di là delle cifre, ciò che emerge con forza è l'immagine di un Paese che, quando rema nella stessa direzione, è in grado di stupire. Ne è convinto anche l'ad della Fondazione Milano Cortina Andrea Varnier, il quale ha ricordato come lo staff organizzativo fosse composto per il settanta percento da under quaranta, provenienti da sessantadue nazioni diverse: un melting pot di competenze e di entusiasmo che ha letteralmente fatto funzionare la macchina olimpica, dal primo all'ultimo giorno -6. E in questa sinfonia di successi, non è passata inosservata la decisione del CIO di conferire l'Ordine Olimpico d'Oro, la massima onorificenza, al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a suggellare il ruolo delle istituzioni nel sostegno a un evento che, al di là dei risultati sportivi, ha proiettato l'Italia in una vetrina mondiale di primissimo ordine, dimostrando che organizzare un grande evento, anche con quel "fiatone" che ci contraddistingue, è possibile e può essere fatto con eccellenza -7.




