La piccola Beatrice e quell’impronta parziale di scarpa sul Corpo l’autopsia cambia le carte in tavola
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Redazione Interno
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C’è un elemento, emerso durante l’esame autoptico condotto sul corpo della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita nella villetta di Montenero, sulle alture di Bordighera, che gli investigatori ritengono ora dirimente per la prosecuzione delle indagini. La Procura di Imperia, che ha iscritto nel registro degli indagati la madre, Manuela Aiello, attualmente ristretta nel carcere di Genova Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale, e il suo compagno Emanuel Iannuzzi, a piede libero ma indagato per lo stesso reato, ha ricevuto dal medico legale Francesco Ventura una relazione che fotografa lesioni difficilmente riconducibili a un tragico incidente domestico. Sul corpo della piccola sarebbe stata rinvenuta l’impronta parziale di una scarpa, un segno netto localizzato verosimilmente su un arto inferiore che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe compatibile con un calcio sferrato con violenza.
La versione fornita dalla madre, la quale sin dal primo momento ha parlato di una caduta accidentale dalle scale avvenuta nei giorni precedenti il decesso, appare ora sempre meno sostenibile alla luce dei riscontri tecnici. La donna, assistita dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Manuela Corbetta, aveva spiegato ai carabinieri intervenuti quella mattina del nove febbraio – dopo la chiamata al centododici con cui segnalava che la figlia “non si muoveva più” – che la piccola era vivace e che i numerosi lividi sparsi sul corpicino fossero il risultato di quella caduta e della sua naturale irrequietezza. Tuttavia, il quadro emerso dalla perizia, che ha già portato il giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti a non convalidare l’arresto pur ritenendo sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di inquinamento probatorio, racconta una storia diversa.
Il nodo delle lesioni e la telefonata ai soccorsi
Non è solo l’impronta della scarpa a far propendere i magistrati per l’ipotesi che la morte non sia stata accidentale. La Procura, nella persona del pm Veronica Meglio, coordinato dal procuratore Alberto Lari, ha più volte sottolineato come la dinamica descritta dalla madre non trovi alcun riscontro negli elementi oggettivi raccolti. Oltre alle ecchimosi e alle lesioni – tra cui spiccano due vistosi lividi violacei sul lato destro della fronte e sulla mandibola, nonché escoriazioni su schiena e collo – a insospettire gli inquirenti è stata la ricostruzione temporale delle ultime ore di Beatrice. La donna avrebbe trascorso la notte tra domenica e lunedì a casa del compagno, a Perinaldo, con le tre figlie. Al mattino, sarebbe ripartita in auto alla volta della propria abitazione e solo a quel punto, secondo il suo racconto, si sarebbe accorta che la piccola non dava segni di vita. Gli investigatori sospettano, sulla base dei tabulati telefonici e dei filmati di videosorveglianza, che la bimba fosse già morta quando venne caricata in macchina, il che renderebbe la lunga telefonata ai soccorsi – e l’apparente tentativo di rianimarla – un gesto tardivo e forse consapevole della vanità di ogni sforzo.
Le verifiche dei Ris e la posizione del compagno
Parallelamente agli accertamenti autoptici, i carabinieri del Ris hanno eseguito un nuovo sopralluogo nell’abitazione di Perinaldo occupata da Emanuel Iannuzzi, l’uomo che ha riportato di avere una relazione con la madre di Beatrice e che si trova ora al centro dell’attenzione investigativa. Iannuzzi, che ha precedenti penali per uccisione di animali, si è sempre difeso sostenendo la propria estraneità ai fatti: «Non le ho mai fatto male», avrebbe ripetuto per mezzo del suo legale, il quale lo descrive come sotto choc e pronto a collaborare. Durante la perquisizione sono stati sequestrati alcuni indumenti, sui quali sarebbero state trovate tracce sospette, verosimilmente macchie di natura organica, ora al vaglio della scientifica per stabilirne la natura e la compatibilità biologica. Non è stato rinvenuto, al momento, alcun oggetto contundente che possa essere messo in relazione diretta con i traumi riscontrati, ma gli investigatori non escludono che l’impronta della scarpa possa costituire una prova importante per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
L’ascolto delle sorelline e i contenziosi familiari
Un altro tassello che la Procura sta cercando di comporre riguarda le dichiarazioni delle due sorelline più grandi della vittima, di dieci e nove anni, sentite dagli inquirenti con l’ausilio di una psicologa per evitare ulteriori traumi. I bambini, in questi casi, rappresentano spesso finestre privilegiate su quanto accade tra le mura domestiche, ma la loro audizione va condotta con estrema cautela. Sullo sfondo, emerge anche un quadro familiare complesso, segnato da un contenzioso in atto per l’affidamento delle minori: il padre delle bambine si trova in carcere dall’estate precedente e l’udienza per discutere della loro collocazione era stata fissata proprio per marzo. Un elemento che, se da un lato non giustifica certamente la violenza, contribuisce a delineare un contesto di fragilità e tensione in cui la piccola Beatrice è vissuta e, forse, ha trovato la morte.
Descione: Autopsia rivela impronta parziale di scarpa sul di Beatrice, bimba di due anni morta a Bordighera. La madre in carcere, indagato il compagno.




