La piccola Beatrice e quell’impronta di scarpa sul corpicino che smentisce la madre
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Redazione Interno
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Roma — La versione, ripetuta come un mantra davanti al gip e poi ancora negli interrogatori, è sempre la stessa: «È caduta dalle scale». Manuela Aiello, quarantatré anni, rinchiusa nel carcere di Genova Pontedecimo con l’accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della figlia Beatrice di appena due anni, continua a professarsi innocente attribuendo a un incidente domestico quanto accaduto nella notte tra l’otto e il nove febbraio scorsi. Ma gli elementi raccolti dalla procura di Imperia, e in particolare l’esito dell’autopsia disposta dal pm Veronica Meglio, iniziano a delineare un quadro assai diverso, nel quale la tesi della caduta accidentale appare sempre più difficile da sostenere.
Il medico legale Francesco Ventura, direttore dell’Istituto di Medicina Legale del Policlinico San Martino di Genova, ha infatti rilevato sul della piccola un’impronta, parziale ma netta, di una scarpa. Un segno che, stando a quanto anticipato dal Secolo XIX e confermato da fonti giudiziarie, sarebbe compatibile con un calcio sferrato con violenza, tale da lasciare un’ecchimosi localizzata e ben definita. Non solo: l’esame autoptico, al quale hanno partecipato anche i periti di parte, ha messo in luce un quadro di lesioni diffuse che difficilmente potrebbero essere ricondotte a una semplice caduta dalle scale. Traumi sul dorso, sull’addome, sulle gambe e persino sul labbro superiore compongono un elenco che per gli inquirenti parla chiaro: la bimba sarebbe stata picchiata, e le percosse potrebbero averle causato un’emorragia cerebrale, rivelatasi fatale a distanza di qualche ora.
Il viaggio di venti chilometri con il senza vita e le menzogne della madre
A rendere ancora più inquietante il quadro è la ricostruzione dei movimenti della donna, così come emergono dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Massimiliano Botti. Secondo gli inquirenti, Beatrice sarebbe morta non nella casa di Bordighera, dove la madre viveva con lei e le due sorelline di nove e dieci anni, bensì nell’abitazione del compagno di Manuela Aiello, Emanuel I., anche lui indagato a piede libero per concorso in omicidio preterintenzionale. Il decesso sarebbe avvenuto in una finestra temporale compresa tra la mezzanotte e le due del mattino. La donna, anziché richiedere immediatamente soccorso, avrebbe atteso diverse ore, per poi mettersi in auto con la piccola già priva di vita e percorrere una ventina di chilometri da Perinaldo, dove si trova la casa dell’uomo, fino alla propria villetta in strada delle Morghe.
Le due sorelline di Beatrice, stando a quanto si legge nel decreto di sequestro, erano in macchina con la madre durante quel tragitto. Giunta a destinazione, Aiello avrebbe sistemato il della bimba nel lettino e atteso fino alle otto e ventuno del mattino per comporre il numero del 118, fingendo un malore improvviso. Una messa in scena che non ha retto al vaglio degli investigatori, i quali hanno acquisito immagini di videosorveglianza e incrociato i tabulati telefonici, scoprendo così la “serie di menzogne” contestate dal giudice.
Le violenze pregresse e i silenzi spezzati dai testimoni
Un altro tassello che gli inquirenti stanno mettendo a sistema riguarda il passato della piccola e le violenze che potrebbero averne segnato la breve esistenza. Diverse persone ascoltate dai carabinieri hanno riferito di aver notato in più occasioni lividi ed ematomi sul volto e sul di Beatrice, e la madre li aveva sempre giustificati con cadute accidentali. Un’assistente sanitaria che lavorava per un familiare ha parlato di una madre violenta, che quotidianamente maltrattava la figlia. La stessa donna ha riferito di aver sentito il padre di Manuela Aiello dire alle nipoti, le sorelline della vittima, che “la mamma ha ammazzato tua sorella”, sebbene l’uomo abbia in seguito negato di aver usato quelle parole precise, affermando invece di aver detto alle bambine che la sorellina era in cielo.
I nonni materni hanno raccontato di aver visto Beatrice con due lividi sulla fronte pochi giorni prima della morte, e la figlia aveva spiegato che la bimba era caduta dalla culla. Un’altra testimone, che si prendeva cura di un anziano accudito da Manuela Aiello, aveva notato ecchimosi sul volto della piccola già a fine gennaio, ricevendo come risposta una telefonata nella quale la donna sosteneva che Beatrice era caduta su una scala di cemento e che l’aveva portata in un ospedale, senza specificare quale, dove i medici avrebbero escluso problematiche di salute. Versioni contraddittorie, queste, che emergono dall’ordinanza e che concorrono a delineare un contesto nel quale la violenza potrebbe essere stata sistematica.
I rilievi del Ris e il sequestro delle case
Mentre la procura affida al medico legale Ventura il compito di depositare entro novanta giorni una relazione dettagliata sugli esiti autoptici, e mentre si attendono gli esami istologici che potrebbero chiarire con maggiore precisione l’ora del decesso e la dinamica delle lesioni, i carabinieri del Ris hanno effettuato sopralluoghi sia nella villetta di Bordighera sia nell’abitazione di Perinaldo. Entrambi gli immobili sono stati posti sotto sequestro perché considerati luoghi pertinenti al reato. Nella casa del compagno della donna, in particolare, gli investigatori cercano tracce di sangue o altri elementi che possano confermare che lì Beatrice abbia perso la vita. L’uomo, quarantaduenne, è indagato a piede libero e anche lui, per il momento, si dichiara estraneo ai fatti.
La difesa di Manuela Aiello, affidata agli avvocati Laura Corbetta e Martina Di Giovanni, continua a mantenere ferma la linea della caduta accidentale, ribadita dalla donna nel corso dell’interrogatorio di convalida e in tutte le occasioni successive. Il gip Botti, però, nel disporre la custodia cautelare ha parlato di “traumi volontari” e di lesioni provocate con oggetti contundenti, elementi che difficilmente possono essere riconciliati con l’ipotesi di un incidente domestico. L’autopsia ha inoltre evidenziato un trauma cranico significativo, che potrebbe aver determinato un travaso ematico e la successiva emorragia cerebrale. Gli inquirenti lavorano ora per accertare se, oltre alla madre, anche altre persone possano avere responsabilità nella morte della piccola, e se le violenze subite da Beatrice in quelle ultime ore fossero soltanto l’epilogo di una lunga serie di maltrattamenti.




