Il Pil italiano segna un passo, mentre l'economia globale perde slancio
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Redazione Economia
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L'economia mondiale, la quale aveva trovato un qualche fragile equilibrio nei mesi conclusivi del 2025 grazie all'allentamento dei conflitti commerciali e a politiche monetarie più accomodanti, si appresta a varcare la soglia del nuovo anno in condizioni di marcata fragilità. La ripresa dei focolai di instabilità, insieme al riacutizzarsi di tensioni di natura geoeconomica, delinea infatti un orizzonte internazionale caratterizzato da un progressivo rallentamento dell’attività, scenario che rischia di riflettersi negativamente sulle economie più esposte. In questo contesto, l’Italia si trova a navigare acque complesse, registrando una crescita che, seppur presente, si attesta su livelli contenuti e inferiori alla media dei partner europei.
I dati diffusi dall’Istat, che pure segnalano un incremento congiunturale del Pil nel terzo trimestre dello scorso anno, confermano una traiettoria di crescita debole. Se da un lato, come sottolineano alcuni analisti, il Paese vanta un avanzo primario che costituisce un unicum nel G7 e un incremento, seppur moderato, del potere d’acquisto delle famiglie, dall’altro la produzione industriale continua a mostrare segnali di affanno. La sottoccupazione, poi, rimane un fenomeno persistente, erodendo le basi di un benessere diffuso e alimentando timori per la tenuta dei consumi interni, i quali risultano sostanzialmente fermi.
Davanti a questo panorama, caratterizzato da numeri che parlano di un’economia in stallo, il governo guidato da Giorgia Meloni ha mantenuto un profilo basso, preferendo non commentare direttamente gli ultimi rilasici statistici. L’esecutivo, come rilevato da alcuni osservatori, sembra concentrare la propria comunicazione pubblica su iniziative di diplomazia internazionale, mentre la discussione sulla politica economica domestica rimane confinata in secondo piano. Questo approccio, definito da alcuni commentatori come una forma di elusione, contrasta con la propaganda social che dipinge un’Italia in ripresa vigorosa, creando una dicotomia tra narrazione e realtà dei fatti.




