Israele, eurodeputata franco-palestinese e attivista brasiliano in isolamento dopo l’intercettazione della Freedom Flotilla
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Redazione Esteri
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L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan e l’attivista brasiliano Thiago Avila, entrambi a bordo della nave Madleen della Freedom Flotilla, sono stati trasferiti in due diverse strutture carcerarie israeliane e posti in isolamento. Lo denuncia l’ong israelo-palestinese Adalah, che fornisce assistenza legale agli otto membri dell’equipaggio ancora detenuti dopo l’intercettazione della nave da parte dell’esercito israeliano, avvenuta a circa 100 miglia dalle coste di Gaza.
Secondo quanto riportato dall’associazione, Hassan – già nota per le sue posizioni a favore della causa palestinese – sarebbe stata rinchiusa nel carcere di Neve Tirza, dove le sarebbe stato imposto l’isolamento dopo aver scritto "Free Palestine" sulle pareti della cella. Avila, invece, si troverebbe in un altro penitenziario, separato dal resto del gruppo. Il ministero degli Esteri israeliano ha dichiarato di "verificare la notizia", senza tuttavia smentire le circostanze.
La Freedom Flotilla, organizzazione che da anni tenta di forzare il blocco navale israeliano per portare aiuti umanitari a Gaza, ha definito la detenzione dei suoi attivisti "un attacco alla libertà di espressione e all’Europa". Sergio Toribio, attivista spagnolo rimpatriato martedì dopo essere stato fermato insieme ad altri undici membri dell’equipaggio, ha accusato l’Idf di aver diffuso video "editati" per giustificare l’operazione. "Se pubblicassero le immagini integrali – ha affermato – si vedrebbe che non abbiamo accettato né cibo né acqua, e che Greta Thunberg, presente sulla nave, ha gettato a terra un panino offerto dai militari".
La corte israeliana, intanto, ha concesso piena discrezionalità al governo nel gestire il caso, consolidando una linea già adottata in passato contro le missioni della Flotilla. Quella del 2010, ricordiamo, si concluse con un blitz dell’esercito che causò la morte di dieci attivisti, scatenando una crisi diplomatica. Stavolta, però, i silenzi della comunità internazionale – inclusa l’Unione Europea, di cui Hassan è rappresentante – sembrano aver lasciato mano libera a Tel Aviv




