Garlasco, 19 anni di indagini: i punti oscuri e la svolta Sempio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Procura di Pavia ha chiesto il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per l'omicidio di Chiara Poggi, riaprendo uno dei capitoli più controversi del caso Garlasco dopo quasi vent'anni di indagini e processi. La richiesta, depositata il 3 novembre 2026, riguarda un delitto per il quale esiste già una condanna definitiva nei confronti di Alberto Stasi. Due percorsi giudiziari si intrecciano così attorno alla morte della giovane, mentre nuove consulenze genetiche, impronte e ricostruzioni della scena del crimine hanno riportato al centro dell'inchiesta elementi raccolti nell'estate del 2007.

Dall'omicidio alle assoluzioni e alla condanna definitiva

Chiara aveva 26 anni quando, il 13 agosto, fu uccisa nella villetta di famiglia in via Pascoli. Il corpo venne trovato sulle scale che conducevano alla cantina, con numerose ferite provocate da un oggetto contundente mai identificato con certezza. A dare l'allarme fu il fidanzato, allora studente dell'Università Bocconi, che raccontò di aver scoperto la ragazza senza vita. Gli investigatori concentrarono rapidamente l'attenzione su di lui, esaminando le sue dichiarazioni, gli spostamenti e le tracce presenti nell'abitazione. Il 24 settembre venne fermato, ma il giudice non convalidò il provvedimento, ritenendo insufficienti gli elementi raccolti per giustificare la misura cautelare.

Il primo processo si concluse il 17 dicembre 2009 con un'assoluzione pronunciata con rito abbreviato. La decisione fu confermata in appello nel 2011, ma la Cassazione annullò successivamente quella sentenza, disponendo un nuovo giudizio. Nel dicembre 2014 arrivò la condanna a 16 anni di reclusione, diventata definitiva l'anno seguente. Al centro del procedimento finirono anche le tracce biologiche rinvenute sui pedali di una bicicletta, le valutazioni sulle calzature e la ricostruzione degli spostamenti all'interno della casa. La successione delle pronunce giudiziarie segnò il passaggio da due assoluzioni a una sentenza di colpevolezza confermata dalla Suprema Corte.

Le nuove analisi sul DNA e sulle impronte nella villetta

Il nome di Sempio, amico del fratello della vittima, era già entrato negli accertamenti precedenti. Una prima indagine nei suoi confronti venne archiviata nel 2017, mentre un ulteriore approfondimento investigativo si concluse nel 2020 senza una nuova imputazione. Nel marzo 2025 l'uomo ricevette un'altra informazione di garanzia, nell'ambito di un fascicolo aperto anche sulla base di elementi segnalati dalla difesa del condannato. Le verifiche si concentrarono sulle tracce biologiche recuperate dalle unghie della giovane e su una particolare impronta palmare, contrassegnata dal numero 33, rilevata sulla parete vicina alla scala della cantina.

La genetista Denise Albani, incaricata degli accertamenti nell'incidente probatorio, ha individuato una compatibilità tra un profilo genetico maschile parziale e la linea paterna della famiglia dell'indagato. La stessa perizia ha però evidenziato limiti importanti: il materiale non consente di identificare con certezza un singolo individuo, né di stabilire quando e attraverso quale modalità il DNA sia stato depositato. Anche la traccia della mano è diventata oggetto di interpretazioni contrapposte. Per gli investigatori costituisce un elemento significativo della ricostruzione, mentre i consulenti della difesa ne contestano il collegamento con l'omicidio e sostengono che non sia stata dimostrata la presenza di sangue.

Un altro accertamento ha riguardato l'impronta lasciata da una scarpa con suola a pallini sulla scena del delitto. La Procura ha affidato alla medico legale Cristina Cattaneo una valutazione delle dimensioni del piede dell'indagato e della loro compatibilità con la traccia. Le consulenze dell'accusa hanno indicato una possibile corrispondenza fisica, senza però dimostrare che quella calzatura fosse effettivamente indossata dall'uomo. La difesa ha presentato osservazioni di segno opposto, sostenendo che le misure non coincidano. Le divergenze riguardano dunque il valore probatorio degli accertamenti, non soltanto la presenza materiale delle tracce nell'abitazione.

La ricostruzione dell'accusa e le contestazioni della difesa

Nel nuovo capo d'imputazione, i magistrati descrivono un'aggressione iniziata con una colluttazione, seguita da ripetuti colpi al volto e alla testa. Secondo questa ricostruzione, la vittima sarebbe stata trascinata verso l'accesso alla cantina, avrebbe tentato di reagire mettendosi carponi e sarebbe stata nuovamente colpita fino a perdere conoscenza. Il corpo sarebbe poi scivolato lungo le scale, dove l'aggressore avrebbe inferto ulteriori colpi. I pubblici ministeri contestano la crudeltà per almeno 12 lesioni cranio-facciali e ipotizzano un movente legato all'odio provocato dal rifiuto di un approccio sessuale. Si tratta della tesi accusatoria, non di fatti giudizialmente accertati nei confronti del nuovo indagato.

Tra gli elementi esaminati figurano anche telefonate effettuate all'abitazione della famiglia Poggi, dichiarazioni rese durante le indagini e conversazioni registrate attraverso intercettazioni. Particolare attenzione è stata dedicata ad alcuni soliloqui nei quali Sempio avrebbe fatto riferimento a contenuti intimi e alla vittima, arrivando, secondo interpretazioni circolate nel dibattito sul caso, a imitarne la voce. Questi passaggi non equivalgono a una confessione e il loro significato deve essere valutato insieme agli altri elementi del fascicolo. I legali dell'indagato, Liborio Cataliotti e Angela Taccia, respingono l'accusa e ribadiscono la convinzione del loro assistito di poter dimostrare la propria innocenza.

La difesa ha inoltre annunciato l'intenzione di chiedere la sospensione del procedimento in attesa della definizione di un eventuale giudizio di revisione della condanna già pronunciata. Tale istanza di revisione, al momento della richiesta avanzata dai pubblici ministeri, non risultava ancora depositata. I legali hanno prospettato anche la possibilità di sollevare una questione di legittimità costituzionale. Il giudice dell'udienza preliminare dovrà pronunciarsi sulla richiesta di processo, che non comporta automaticamente un accertamento di responsabilità. Prima del deposito dell'atto, la Procura aveva esaminato anche le ultime memorie e consulenze presentate dai difensori dell'indagato.

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