Edoardo Ciardiello Crescimanno, chi è il cecchino di Prati: «sparava per divertimento»
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Redazione Esteri
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Non c'è alcuna vendetta trasversale, né tantomeno una pista politica o un bersaglio preordinato nel delirio di via della Giuliana. C'è soltanto una sconcertante assenza di senso, racchiusa in una frase pronunciata davanti agli investigatori che suona come una condanna al degrado culturale d'epoca: «L'ho fatto per divertimento».
Si chiama Edoardo Ciardiello Crescimanno, ha 50 anni, non ha un'occupazione e abita in una delle strade più eleganti del quartiere Prati. Per giorni lo hanno chiamato «il cecchino di Prati».
E ora che finalmente tutti sanno il nome dell'uomo che ha ferito Cristina Stillitano, in molti sono stupiti. Non pensavano che si trattasse di lui, il cinquantenne romano che vive in via della Giuliana, proprio di fronte al punto in cui la quarantanovenne è stata ferita.
«Non si tratta dell'uomo di cui sospettavamo tutti nel quartiere, lui neanche lo conosco», ha detto la vittima dal suo letto d'ospedale dove è ancora ricoverata. Un insospettabile che era sconosciuto nel rione. Lì i pochi residenti e commercianti che lo ricordano lo descrivono come una «persona normale».
Anche se forse, nell'ultimo periodo, iniziava ad avere «qualche problema», legato probabilmente a questioni economiche dato che «aveva perso il lavoro». Disoccupato, dunque, cercava aiuto tra la gente che lo conosceva. «A marzo è venuto a chiedermi i soldi», ricorda Gianrico Sivori, che ha un ristorante in via della Giuliana. «Aveva un aspetto trasandato, si muoveva con una stampella. Però non è stato aggressivo nei miei confronti. Mi ha chiesto qualche soldo, gli ho dato 20 euro e poi lui è andato via».
L'uomo si è presentato in caserma insieme al suo legale dopo essere stato rintracciato dagli investigatori per l'acquisto di una carabina ad aria compressa. È stato denunciato a piede libero con l'accusa di lesioni aggravate. Davanti agli inquirenti il cinquantenne avrebbe ammesso le proprie responsabilità, dichiarando di aver sparato «per divertimento», escludendo l'esistenza di un bersaglio specifico o di un movente legato alle vittime. Avrebbe anche aggiunto: «Ho comprato la carabina e ho sparato. Almeno dieci volte, non solo donne, mai anziani e bambini».
Quindi, come per migliorare la sua posizione: «Mi sono fermato quando ho ferito quella donna. Ho capito di aver sbagliato. Sono anche sceso per soccorrerla, ma poi sono andato via».
A convincerlo a presentarsi è stato l'avvocato Giampaolo Balzarelli, che fin dalle prime ore del mattino ha fatto pressioni sul suo assistito perché scegliesse la strada dell'ammissione di colpa. I carabinieri della compagnia San Pietro erano risaliti a lui incrociando i registri di un'armeria a circa 400 metri dall'abitazione, dove l'uomo aveva acquistato la carabina nei primi giorni di settembre. Un sopralluogo del Ris, con rilievi tridimensionali e analisi delle traiettorie, aveva permesso di definire il punto esatto da cui sarebbero partiti i colpi.
In casa sono stati sequestrati una carabina e tre pistole ad aria compressa.
L'episodio più grave riguarda Cristina Stillitano, colpita al braccio da un pallino metallico esploso da un'arma ad aria compressa mentre camminava in via della Giuliana. La donna è stata sottoposta a un intervento chirurgico per la rimozione del proiettile, conficcato nel tricipite. «Il proiettile è arrivato con molta violenza», ha raccontato la scrittrice. «Se mi avesse presa alla tempia, al torace o in un occhio, non so davvero cosa sarebbe successo». I medici hanno estratto il pallino, che è stato subito sequestrato dai carabinieri per gli accertamenti balistici.
La prognosi è di quindici giorni e il proiettile non ha provocato lesioni a nervi, ossa o vasi sanguigni di rilievo.
Le indagini non si limitano tuttavia al suo caso. I carabinieri stanno verificando una serie di episodi analoghi avvenuti negli ultimi giorni nella stessa area. Alcune testimonianze parlano di almeno sette episodi tra persone colpite o sfiorate e danni a serrande e vetrine. Tre sere prima del ferimento della cinquantenne sarebbe stata colpita al polpaccio un'altra donna, Angela Perrone, commercialista di 57 anni, davanti al ristorante Classico. «Non avevo ipotizzato fosse un'arma. Poi, quando ho letto nei giornali la notizia di lunedì ho ricollegato.
Mi è sembrato corretto dare la mia testimonianza alle forze dell'ordine», ha spiegato la donna. Un altro episodio, nella notte tra giovedì e venerdì, avrebbe visto protagonisti dei proiettili di plastica indirizzati verso tre turiste spagnole, ma a essere colpita sarebbe stata la saracinesca del bistrot davanti a cui fumavano il cuoco e il cameriere dell'attività. In questo caso i proiettili acquisiti dagli inquirenti sono differenti da quello usato contro la scrittrice.
«Una presenza costante sul territorio e una risposta investigativa tempestiva, capillare e scientifica per restituire serenità alla cittadinanza». È l'impegno profuso senza sosta dai carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica, a seguito del grave fatto di cronaca registratosi la scorsa lunedì 14 settembre in via della Giuliana, dove una donna è stata ferita da un colpo d'arma ad aria compressa, un episodio che ha destato forte allarme sociale.
Gli accertamenti, avviati fin dalle prime ore successive, hanno previsto una mappatura delle attività specializzate e un controllo puntuale delle vendite nelle armerie della zona.
Il cinquantenne, molto attivo sui social fino a luglio, pubblicava video e foto della sua quotidianità: panorami notturni di Roma, cene con amici, giornate in piscina. Tra questi contenuti comparivano anche immagini generate con l'intelligenza artificiale, come quella del tiratore turco Yusuf Dikeç, diventato noto alle Olimpiadi di Parigi 2024 per il suo equipaggiamento minimalista nel tiro con pistola ad aria compressa. Un dettaglio che suggerirebbe un interesse personale per le armi, ma cosa l'abbia portato poi a usarle contro i passanti non è ancora chiaro.
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