Siria, Israele bombarda la base di Abu al-Duhur: cresce la tensione con la Turchia
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Redazione Esteri
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Otto raid aerei hanno preso di mira, nella notte tra martedì e mercoledì, la base aerea di Abu al-Duhur, situata nella provincia siriana di Idlib, a circa settanta chilometri dal confine turco. L'operazione, che secondo le prime ricostruzioni non avrebbe provocato vittime, si è concentrata sulla pista e su alcuni depositi della struttura, inutilizzata come aeroporto militare dal 2012.
L'azione di Tel Aviv, che non ha ufficialmente rivendicato l'attacco, sembra interpretabile come un tentativo di impedire la riattivazione dello scalo in vista di un possibile dispiegamento di forze turche, un'eventualità che lo Stato ebraico considera una minaccia alla propria sicurezza.
La ricostruzione dell'ambasciatore americano e il rischio di un incidente diplomatico
A gettare luce sulle potenziali conseguenze dell'attacco è stato l'ambasciatore americano in Turchia e inviato speciale per la Siria, Tom Barrack. In un'intervista rilasciata al Jerusalem Post, il diplomatico ha rivelato come l'operazione abbia rischiato di innescare uno scontro ben più ampio, che avrebbe potuto coinvolgere anche gli altri alleati della Nato.
Secondo Barrack, la decisione di Israele di non avvertire preventivamente Ankara sui propri piani ha generato un pericoloso equivoco: le forze turche, non essendo a conoscenza della traiettoria e dell'obiettivo dei velivoli israeliani, avrebbero potuto interpretare l'incursione come una minaccia diretta, facendo decollare i propri caccia per intercettarli. Un incidente che, come sottolineato dallo stesso ambasciatore, avrebbe potuto degenerare in uno scontro diretto tra due potenze militari di primaria importanza nella regione.
Le motivazioni di Israele e la replica della Turchia
L'ufficio del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha giustificato l'azione sostenendo che Damasco stesse per violare uno "status quo" in materia di sicurezza concordato con Israele, consentendo alle truppe turche di accedere alla base aerea. Lo Stato ebraico, che secondo fonti governative aveva "ripetutamente avvertito la Siria" dei rischi connessi a un simile dispiegamento, ha ribadito la propria intenzione di non tollerare minacce alla propria sicurezza e ha chiesto il ripristino delle condizioni precedenti.
La risposta di Ankara non si è fatta attendere: la Direzione della comunicazione turca, in un comunicato diffuso dall'agenzia Anadolu, ha respinto con forza le accuse israeliane, bollandole come "infondate" e finalizzate a "legittimare gli attacchi aerei illegali di Israele, che violano la sovranità e l'integrità territoriale della Siria".
Il contesto: competizione strategica tra Ankara e Tel Aviv in Siria
L'attacco di Abu al-Duhur si inserisce in una crescente competizione strategica tra Israele e Turchia per il futuro assetto della Siria post-Assad, un confronto che si gioca sul piano militare ed economico. Da un lato, Ankara si è affermata come principale sostenitore politico e militare del nuovo governo siriano guidato da Ahmed al-Sharaa, con l'obiettivo di consolidare l'autorità di Damasco, contrastare le forze curde e ampliare la propria influenza nel Levante.
Dall'altro, Israele, che dalla caduta di Bashar al-Assad ha condotto centinaia di attacchi per degradare le capacità militari siriane, mira a impedire che qualsiasi altra potenza regionale possa contribuire a ricostruire un apparato militare capace di limitarne la libertà d'azione. In questo quadro, la base di Abu al-Duhur, potenzialmente destinata a ospitare sistemi di difesa aerea e velivoli senza pilota turchi, rappresentava un obiettivo strategico per inviare un messaggio chiaro ad Ankara.
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