Israele bombarda la Siria meridionale: Damasco nega, ma Tel Aviv accusa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le forze israeliane hanno condotto un raid aereo nella Siria meridionale, colpendo quelle che definiscono "armi del regime" di Damasco, in risposta al lancio di due razzi provenienti dalla stessa area e caduti nelle alture del Golan occupato. L’esercito israeliano, che non ha fornito dettagli sulle perdite ma ha parlato di "ingenti danni materiali", ha ribadito che "il regime siriano è responsabile di quanto accade nel suo territorio e ne subirà le conseguenze finché continueranno le attività ostili". Una posizione netta, che non ammette distinguo, anche se la Siria non ha confermato gli attacchi né ha rivendicato il lancio dei missili.

Damasco, attraverso il ministero degli Esteri, ha respinto ogni accusa, affermando di "non rappresentare una minaccia per nessuno nella regione" e di essersi impegnata a controllare i gruppi armati non statali nel sud del paese. Una replica che suona come un tentativo di disinnescare l’escalation, soprattutto dopo i fragili colloqui avviati la scorsa settimana tra le due parti per ridurre le tensioni in un’area già destabilizzata dalla guerra tra Israele e Hamas.

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha però puntato il dito contro il presidente siriano Ahmed al-Sharaa, accusandolo di essere dietro l’attacco dei razzi. Un’ipotesi che, se confermata, complicherebbe ulteriormente un dialogo già interrotto da mesi, sostituito da quello che ormai è un linguaggio fatto di bombe e rappresaglie. Quello che è certo è che Tel Aviv non sembra intenzionata a tollerare alcuna minaccia dai territori vicini, soprattutto dopo gli ultimi scontri con Hezbollah lungo il confine libanese

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