Il lungo e silenzioso malessere del maestro Vessicchio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nelle ore che hanno seguito l’annuncio della scomparsa del maestro Giuseppe Vessicchio, avvenuta all’età di sessantanove anni, sono emersi, accanto al cordoglio unanime, alcuni dettagli sulla sua condizione di salute, che egli aveva a lungo tenuto riservata pur di non abbandonare il proprio lavoro. La polmonite interstiziale, che ne ha causato il rapido declino, rappresentava, a quanto si è appreso, soltanto l’effetto più visibile di una patologia più complessa, che lo affliggeva da diversi mesi e contro la quale aveva scelto di combattere senza fare rumore, mantenendo intatto il proprio impegno professionale. Una scelta, questa, che delinea un ritratto coerente con l’immagine pubblica dell’artista: riservato, dedito alla musica fino all’ultimo, lontano da qualsiasi ostentazione.
Gli omaggi televisivi e il ricordo di un’assenza
La notizia della morte, giunta sabato, ha suscitato un’ondata di commozione e di ricordi, molti dei quali trovano spazio nelle trasmissioni televisive che lo avevano visto protagonista. Fabio Fazio, durante la puntata di "Che tempo che fa", ha rivelato un particolare significativo, ricordando come Vessicchio avesse rinunciato a una sua recente partecipazione al programma a causa di una "brutta tosse", un segnale che, sebbene apparentemente comune, nascondeva probabilmente la gravità di un malessere più profondo. Quell’assenza, ora, appare carica di un significato tragico e premonitore, un ultimo, pudico tentativo di sottrarsi allo sguardo del pubblico mentre la malattia avanzava.
Le voci degli affetti più cari
Tra le molte voci che hanno voluto rendere omaggio alla sua figura, spicca quella di Garrison Rochelle, storico coreografo di Amici, il quale ha definito Vessicchio la sua "guida" e il suo "maestro", parole che vanno al di là del semplice ricordo professionale e che disegnano un legame fondato su una stima reciproca e un affatto profondo. Il loro rapporto, coltivato per anni all’interno del celebre talent show, traeva linfa proprio da quella disponibilità e da quella gentilezza che molti gli riconoscono, qualità che lo rendevano un punto di riferimento non solo artistico ma anche umano per chi gli stava vicino.
Un addio privato e il peso di un’eredità artistica
I funerali, celebrati in forma strettamente privata nel quartiere romano dove risiedeva, hanno suggellato una vita condotta all’insegna della riservatezza, persino nel momento dell’estremo saluto. La sua scomparsa, che ha privato il mondo della musica e della televisione di una presenza ormai iconica, riporta alla memoria non solo le sue recenti esperienze ma anche momenti indimenticabili della storia dello spettacolo, come la collaborazione con Elio e le Storie Tese al Festival di Sanremo del 1996, un episodio che da solo basterebbe a illustrare il suo genio e la sua capacità di muoversi tra generi musicali diversissimi con uguale maestria.




