Avviato l'accertamento di morte cerebrale per Diomede Barchiesi, il padre colpito da un pugno a Fossacesia
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Redazione Interno
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È iniziato all'ospedale di Pescara il periodo di osservazione previsto dalla normativa per la certificazione della morte cerebrale di Diomede Barchiesi, il 50enne di Lanciano che si trovava ricoverato nel reparto di Rianimazione in condizioni disperate dopo il grave trauma riportato nel corso di una lite sul lungomare di Fossacesia, in provincia di Chieti. A comunicarlo è stata la Asl di Pescara, precisando che il collegio medico incaricato dell'accertamento è già stato convocato dalla direzione medica di presidio.
La drammatica vicenda risale alla notte tra l'8 e il 9 agosto, quando Barchiesi, dipendente della Stellantis e originario di Altino, era intervenuto per difendere il figlio diciottenne coinvolto in una discussione con alcuni giovani nei pressi di un locale della movida.
Stando alla ricostruzione effettuata dai carabinieri della compagnia di Ortona e della stazione di Fossacesia, l'uomo, dopo aver cercato di separare i ragazzi, avrebbe dato uno schiaffo a un 19enne di Fossacesia, il quale avrebbe risposto con un pugno al volto che lo ha fatto cadere a terra, causandogli un violento impatto con il marciapiede.
La procedura medica e il quadro giudiziario
Il periodo di osservazione per l'accertamento della morte cerebrale, come spiegato dalla stessa Asl, ha una durata non inferiore alle 6 ore, durante le quali vengono effettuate tutte le verifiche cliniche e strumentali previste dalla legge. Al termine di questo iter, che era già stato avviato nelle scorse ore, potrà essere certificato il decesso dell'uomo. L'aggressore, un 19enne di Fossacesia identificato dai carabinieri, è attualmente indagato per lesioni gravissime.
Con la diagnosi di morte encefalica, tuttavia, il quadro giudiziario potrebbe subire un'evoluzione, configurandosi l'ipotesi di un reato più grave.
Il dolore della famiglia e la difesa del ragazzo
La moglie di Diomede Barchiesi, Anna Maria Di Caro, aveva raccontato nei giorni scorsi il suo strazio e la speranza di poterlo rivedere, nonostante i medici avessero parlato di poche possibilità di sopravvivenza. La donna aveva anche riferito di un tentativo di furto avvenuto all'interno del locale poco prima dell'aggressione, con il marito che aveva rincorso il ladro e aveva cercato di calmarlo in attesa delle forze dell'ordine.
Intanto, gli avvocati del giovane indagato hanno rotto il silenzio per arginare quello che hanno definito un "insostenibile clima di colpevolizzazione preventiva", chiedendo di non addossare a un ragazzo incensurato l'abito del "mostro" e precisando che il loro assistito non pratica arti marziali miste.
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