Terra Santa, la Pasqua tra il sì della politica e il giudizio di Dio

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La basilica del Santo Sepolcro, cuore pulsante della cristianità e luogo che custodisce il mistero della resurrezione, sarà teatro quest’anno di una Settimana Santa vissuta nel segno della mediazione politica e della necessaria, quanto sofferta, rinuncia alla dimensione pubblica del rito. Dopo quarantott’ore di tensione diplomatica, che avevano visto le autorità israeliane opporre un improvviso veto all’ingresso del cardinale Pierbattista Pizzaballa e del padre Custode Francesco Ielpo per la domenica delle Palme, la soluzione è stata trovata sulla carta di un compromesso che riecheggia le liturgie in “clausura” dei tempi della pandemia. La polizia israeliana, motivando inizialmente il blocco con ragioni di sicurezza legate agli attacchi missilistici iraniani che hanno colpito la regione nei giorni scorsi, ha infatti garantito l’accesso ai celebranti all’interno del tempio, ma a porte rigorosamente chiuse per i fedeli.

Padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, ha diffuso il messaggio pasquale proprio in questo frangente di delicato equilibrio, e le sue parole hanno assunto il peso di un monito che va oltre la contingenza della cronaca. “In questa terra, dove ancora oggi sperimentiamo il peso della guerra, della violenza, della paura e dell’incertezza”, ha scritto, “la risurrezione di Cristo non è una parola lontana, ma un fatto concreto che ci chiede di cambiare sguardo: di non lasciarci determinare dal giudizio del mondo, ma di imparare a leggere la storia con gli occhi di Dio”. Un’esortazione, quella del francescano, che si fa profezia in un contesto dove la logica della forza, così come il diritto alla sicurezza, hanno spesso dettato l’agenda quotidiana.

La ricomposizione della frattura e il ruolo delle istituzioni

L’incidente diplomatico, definito dallo stesso Patriarca latino come una “incomprensione”, si è risolto grazie a un serrato gioco di pressioni internazionali. La nota congiunta diffusa dal Patriarcato Latino e dalla Custodia ha ufficialmente ringraziato il presidente israeliano Isaac Herzog per la “pronta attenzione”, una gratitudine che, nel suo essere esplicita, ha sottolineato un passaggio politico ben preciso, lasciando in ombra il ruolo dell’esecutivo guidato da Benjamin Netanyahu. L’intesa prevede che, alla luce dello stato di guerra ancora in atto, le celebrazioni della Settimana Santa vengano garantite per i pochi ammessi all’interno, mentre i fedeli potranno seguire i riti esclusivamente attraverso le dirette streaming, una modalità che garantisce la continuità spirituale pur nella impossibilità dell’assemblea.

La Casa Bianca, con Donald Trump tornato alla presidenza degli Stati Uniti, ha fatto sentire la propria voce esprimendo “preoccupazione” per la chiusura iniziale, un intervento che si inserisce in quel solco di attenzione strategica che l’amministrazione americana riserva alla libertà di culto nel quadrante mediorientale. Dal canto loro, le autorità israeliane hanno ribadito la necessità di mantenere le restrizioni sugli assembramenti pubblici, un principio di cautela che, se da un lato ha limitato la partecipazione popolare, dall’altro ha scongiurato il rischio di un incidente che avrebbe potuto incrinare ulteriormente il già fragile status quo dei Luoghi Santi.

Lo sguardo diverso sulla storia e la forza del perdono

È proprio nel contrasto tra la durezza delle misure di sicurezza e la dolcezza del messaggio religioso che si colloca l’intervento di padre Ielpo. Il Custode ha voluto ricordare come la Pasqua non possa essere ridotta a una mera rievocazione storica, ma rappresenti un giudizio attuale sulle priorità umane: “Il giudizio del mondo afferma che conta essere forti, potenti, vincenti; il giudizio di Dio rivela che la vera forza è nel dono di sé”. In un momento in cui la regione è dilaniata da conflitti e rappresaglie, e in cui i frammenti di missili sono caduti a pochi metri dal Santo Sepolcro, questa dicotomia tra la logica della sopraffazione e quella del sacrificio acquista una valenza quasi fisica.

La riflessione teologica proposta dalla Custodia si trasforma così in un atto di resistenza culturale e spirituale. “La Pasqua ci invita a credere che rinunciare alla violenza non è debolezza, che perdonare non è una sconfitta, che la morte non è la fine”, ha affermato Ielpo, ribaltando i paradigmi di una narrazione bellica che spesso identifica la forza con la sopravvivenza e la trattativa con la resa. Le celebrazioni nel Santo Sepolcro, pur nella loro forma dimessa e senza la presenza della folla che tradizionalmente gremisce i cortili della Città Vecchia, divengono per i cristiani locali il segno di una presenza che non intende arrendersi né all’evidenza del conflitto né alla tentazione della rassegnazione.

La preghiera continua nel vuoto e nel silenzio

La desolazione del vuoto che ha accolto i fedeli nelle ultime settimane, con la basilica sigillata al pubblico per le esigenze di protezione civile, non ha fermato il ritmo della preghiera. I frati francescani presenti al Santo Sepolcro, come avevano già anticipato a fine marzo, non hanno mai cessato le processioni notturne e le liturgie delle ore, una presenza secolare che in questo periodo di prove drammatiche diventa supplica per l’intera umanità. L’accordo raggiunto formalizza dunque una situazione di fatto già in atto: il culto continua, ma si svolge nell’ombra protetta delle mura più antiche, lontano dagli occhi del mondo ma in costante dialogo con le autorità.

Il Patriarcato ha voluto sottolineare come la libertà di culto rappresenti “un valore umano supremo, condiviso da tutte le religioni”, un principio che in tempo di guerra rischia di essere schiacciato dalle priorità della difesa ma che la diplomazia è riuscita a preservare. L’augurio di padre Ielpo, che parla di “autentica speranza capace di rinnovare il cuore”, risuona quindi non come una fuga dalla realtà, ma come l’unica ermeneutica possibile per non soccombere alla disperazione: quella di leggere gli eventi, anche i più oscuri, con quegli “occhi di Dio” capaci di scorgere la resurrezione anche dove gli uomini vedono solo un sepolcro sigillato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.