Precari della giustizia, la Fp Cgil Calabria: «Basta false promesse, la manovra smentisce le interlocuzioni»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un giudizio netto, che non ammette repliche, è stato espresso dalla Fp Cgil regionale calabrese riguardo alla spinosa questione dei precari del settore giustizia, assunti grazie ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza per supportare gli uffici giudiziari e oggi, paradossalmente, esclusi da qualsiasi prospettiva di stabilizzazione. «Basta false promesse», hanno dichiarato con forza i sindacalisti, sottolineando come «la manovra smentisce le interlocuzioni politiche» che fino a ieri avevano lasciato intravedere uno spiraglio. Si tratta, nello specifico, di ottocentocinquanta unità in Calabria, addette all’ufficio per il processo e a funzioni tecniche e amministrative, il cui apporto, a partire dal 2022, è stato determinante per ridurre in maniera drastica l’arretrato giudiziario e per migliorare, in generale, l’efficienza dei tribunali.

Il contributo decisivo e il rischio concreto

Questi lavoratori, il cui numero a livello nazionale sfiora le dodicimila unità, hanno infatti contribuito a diminuire le pendenze dei tribunali, in alcuni casi anche della metà, affrontando un carico di lavoro che, se non fosse stato per il loro intervento, avrebbe finito per paralizzare ulteriormente un sistema già in forte affanno. Il loro operato, che ha permesso di onorare gli impegni presi in sede europea per il riassetto della giustizia italiana – tra cui l’ammodernamento delle strutture e l’accorciamento dei tempi dei procedimenti –, sembra però destinato a rimanere un episodio isolato, una parentesi destinata a chiudersi senza lasciare traccia, nonostante i risultati tangibili.

Il tavolo e le proposte alternative

Mentre l’amministrazione e i sindacati cosiddetti “firmatari” si riunivano per definire i criteri di quella che, di fatto, appare come una selezione al contrario – finalizzata a licenziare migliaia di persone, pur auspicando formalmente la stabilizzazione per tutti –, l’Unione Sindacale di Base ha inviato alla Commissione Giustizia, Lavoro e Bilancio del Senato due proposte di emendamento. Tali proposte, come è stato precisato, mirano esplicitamente alla stabilizzazione, seppure graduale, della totalità dei precari assunti con il Pnrr, indicando una strada alternativa a quella percorsa dal governo. Una strada che, al momento, non sembra essere presa in considerazione, nonostante l’urgenza della situazione.

La posizione del governo e le prospettive

Che le esigenze della macchina giudiziaria non figurino in cima all’agenda dell’esecutivo guidato da Giorgia Meloni è un dato che, ormai, appare consolidato; una nuova riprova è giunta dall’incontro convocato dal capo di gabinetto del ministro Carlo Nordio, nel corso del quale si è discusso delle prove selettive a cui questi lavoratori dovranno sottoporsi, nonostante il loro contratto sia destinato a concludersi nel 2026. Un approccio che, lungi dal risolvere il problema strutturale di un sistema che ha beneficiato in modo evidente del loro apporto, rischia di vanificare gli sforzi compiuti e di gettare nel precariato migliaia di famiglie, dopo averle illuse con un impiego che si è rivelato, suo malgrado, solo temporaneo.

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