Lo spauracchio della disoccupazione per i precari di Miur, Mibact e Giustizia
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Redazione Interno
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La legge di Bilancio, che dovrebbe tracciare la rotta finanziaria del paese, sembra aver lasciato fuori bordo migliaia di lavoratori precari, i quali, reclutati tramite procedure concorsuali nei ministeri del Miur, del Mibact e del Dipartimento della Giustizia, si trovano ormai prossimi alla scadenza naturale dei loro contratti. Si tratta di personale assunto con un part-time di diciotto ore settimanali e a tempo determinato, che, prestando servizio in strutture ministeriali dislocate in regioni come la Puglia, la Sicilia, la Calabria e la Campania, ha cercato di sopperire, giorno dopo giorno, alla cronica carenza di organico che affligge gli uffici pubblici. Uno sforzo notevole, il loro, che ha comportato uno spreco di esperienza e di professionalità di assoluto rilievo, destinato a disperdersi se non verranno trovate soluzioni strutturali e non più meramente tampone.
La mobilitazione del personale giudiziario
Parallelamente, un’altra categoria di lavoratori temporanei sta vivendo con apprensione l’avvicinarsi della scadenza dei propri incarichi: sono i dodicimila precari del cosiddetto Pnrr Giustizia. Di questi, circa novemila sono addetti all’Ufficio per il Processo, mentre i restanti tremila svolgono funzioni amministrative e tecniche, tutti assunti tra il 2022 e il 2024 per sostenere il carico di lavoro nei tribunali di tutta Italia. L’assemblea che si è tenuta ieri mattina nei pressi di Piazza Vidoni, davanti al Dipartimento della funzione pubblica, è stata voluta dall’Usb, che ha avanzato la richiesta di una “stabilizzazione per tutti e tutte”, evidenziando come la loro presenza non sia un optional ma un pilastro per il regolare funzionamento degli uffici giudiziari, i quali, senza di loro, rischierebbero il collasso.
Iniziative politiche e confronto sul territorio
Anche in sedi locali, come a Taranto, la questione ha trovato spazio attraverso un’assemblea organizzata all’interno del Palazzo di giustizia, alla quale hanno preso parte alcuni parlamentari. L’incontro ha rappresentato un momento di confronto diretto, sebbene non abbia prodotto impegni formali immediati, volto a portare all’attenzione del governo la necessità di intervenire per non disperdere un capitale umano che si è rivelato indispensabile. L’impegno richiesto alle istituzioni è quello di tradurre in norme concrete la consapevolezza, più volte dichiarata, che questi lavoratori costituiscono una risorsa vitale per la macchina della giustizia e non un semplice espediente temporaneo.
Una professionalità a rischio dispersione
Il quadro che emerge è quello di un’amministrazione pubblica che, per far fronte alle sue esigenze ordinarie, ha fatto largo ricorso a forme di lavoro flessibile, le quali, se da un lato hanno permesso di tamponare le emergenze, dall’altro stanno creando una condizione di incertezza esistenziale per migliaia di persone. La competenza acquisita sul campo, che rappresenta un valore inestimabile per la qualità dei servizi erogati ai cittadini, rischia di andare perduta, vanificando gli investimenti, sia pur limitati, già effettuati nella loro formazione e nel loro inserimento nei complessi meccanismi ministeriali e giudiziari.




