L’ambulanza, i morti sospetti e quelle risate: l’inchiesta su Luca Spada tra siringhe e agenzie funebri
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Redazione Interno
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Rideva. Sghignazzava, quasi a commento di un evento banale, mentre parlava della morte come di una routine quotidiana o, peggio, come di un affare. Nelle intercettazioni che compongono il corpus dell’inchiesta della Procura di Forlì – un fascicolo che ha preso forma dopo una serie di decessi avvenuti in ambulanza e rivelatisi, agli occhi degli inquirenti, tutt’altro che naturali – emerge la figura di Luca Spada, ex operatore della Croce Rossa e autista soccorritore. Il suo nome, ormai al centro di un vortice giudiziario, viene ritratto in conversazioni che lasciano sgomenti: “È vecchia, obesa e con tante patologie. Giustamente deve morire”, dice lui in uno dei brani riportati dalla stampa nazionale. Non c’è traccia di turbamento, nella sua voce; al contrario, si avverte una sorta di distacco clinico, quasi cinico, che trasforma l’agonia di un paziente in una necessità statistica.
Le parole della compagna e il filo con le onoranze funebri
Al vaglio dei magistrati sono finite anche le conversazioni con la compagna Elena – che al momento non risulta indagata – la quale, a giudicare dai dialoghi intercettati, appare perfettamente consapevole dei rapporti dell’uomo con alcune agenzie funebri. “Oggi hai fatto due morti? Bravo”, gli dice in una delle intercettazioni, con una leggerezza che trasforma l’eventuale tragedia in un risultato professionale. Le parole di lei, così come quelle di lui, non lasciano spazio a interpretazioni ambigue: si parla di decessi come si parlerebbe di consegne a domicilio, e i contatti con le imprese di pompe funebri diventano il trait d’union di un meccanismo ancora tutto da decifrare. Dagli atti emergono riferimenti precisi a telefonate e messaggi, alcuni dei quali già acquisiti dalla Procura, che legano gli spostamenti dell’ambulanza a chiamate successive per il recupero delle salme.
Bisturi e siringhe in tasca, la testimone che ha fatto scattare l’allarme
Ma l’elemento che ha dato una svolta concreta alle indagini – trasformando un sospetto in un’inchiesta strutturata – arriva dalla deposizione di una giovane dipendente della Croce Rossa di Forlì. La donna, che lavorava a stretto contatto con Spada, ha riferito agli inquirenti di averlo visto in possesso, durante alcuni turni, di una siringa, di tappini per l’accesso venoso e di un bisturi. Oggetti, questi, che un autista soccorritore non dovrebbe normalmente portare con sé in tasca, soprattutto senza una giustificazione clinica legata a un intervento specifico. La stessa testimone, assieme a una collega, ha cominciato a insospettirsi quando si è accorta che quei decessi erano troppi, anomali per frequenza e circostanze. Ha così iniziato a raccogliere dati su orari e turni, incrociando le informazioni finché non è stato possibile ignorare il quadro d’insieme. È stato quel lavoro silenzioso, fatto di appunti e incroci, a fare scattare la denuncia e, di conseguenza, l’indagine della Procura.
Sei casi sotto la lente e l’ipotesi del serial killer
Al momento gli inquirenti stanno concentrando le verifiche su almeno sei episodi di morte avvenuti in ambulanza – tutti con vittime anziane, spesso con pluripatologie – nei quali la presenza di Spada alla guida o a bordo del mezzo risulta accertata. L’ipotesi criminale, ancora in fase di approfondimento, è quella di un presunto serial killer: qualcuno che avrebbe potuto approfittare della fragilità dei pazienti e dell’isolamento dell’ambiente sanitario in movimento per agire senza destare sospetti. Le intercettazioni, i reperti (tra cui gli strumenti medici non autorizzati) e le testimonianze convergono verso un quadro inquietante, ma al momento nessuna contestazione formale è stata ancora notificata oltre ai primi rilievi. La Procura di Forlì procede con cautela, incrociando i tabulati, i referti medici e le dichiarazioni di altri operatori della Centrale operativa. E mentre gli atti si accumulano, restano impresse nella memoria quelle risate in cui la morte smetteva di essere un lutto per diventare, chissà, una pratica da smarcare.




