La Sartiglia dei Contadini regala quattordici stelle ma un dramma offusca la festa
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Redazione Interno
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Il boato della folla, quel misto di attesa e meraviglia che solo una tradizione secolare sa generare, ha salutato ieri pomeriggio le gesta dei cavalieri del Gremio dei Contadini, autori di una corsa che ha consegnato alla città ben quattordici centri. Su via Duomo, trasformata in un palcoscenico a cielo aperto sotto lo sguardo di migliaia di spettatori assiepati oltre le transenne, la giostra ha offerto i consueti, elettrizzanti momenti di abilità e coraggio. E tra le stelle cucite simbolicamente al cielo di Oristano, due in particolare hanno brillato di luce propria, quelle centrate da su segundu Cristian Sarais e da sua moglie Ilaria Rosa, entrambi capaci di infilare la spada nel foro della stella regalando alla propria famiglia un doppio, dolcissimo brindisi. Non meno significativo il successo di Elisabetta Sechi, ex capocorsa che, chiamata all’appuntamento con la storia, non ha sbagliato il colpo conficcando la sua quinta stella nella tradizione della manifestazione.
Tuttavia, se l'emozione per le prodezze dei cavalieri ha tenuto banco per gran parte della giornata, un velo di tristezza è calato sul corteo storico quando la notizia si è diffusa tra il pubblico. Durante la sfilata che precede la corsa, in piazza Manno, una delle cavalle, Hurrimera, purosangue inglese, è stata stroncata da un infarto fulminante. L'animale, come confermato dai sanitari intervenuti tempestivamente, si è accasciato sulla sabbia senza che i soccorsi potessero fare alcunché per salvarlo, morendo davanti agli occhi dei presenti e lasciando sconvolto il cavaliere che lo montava. Un episodio, questo, che ha riacceso il dibattito sulla gestione del benessere animale in manifestazioni di così alto impatto emotivo e fisico, sebbene i controlli veterinari, rigorosi e preventivi, non avessero evidenziato criticità. La giornata, del resto, era iniziata all'insegna di una certa prudenza in via Mazzini, teatro delle cosiddette pariglie o "ponti volanti": l'avvio potente aveva lasciato presto spazio a un ritmo più compassato, con i cavalieri intenti a gestire le energie in vista dell'appuntamento di martedì, e cavalli non ancora perfettamente confidenti con la pista, ciò che ha fatto sì che il pubblico restasse comunque incollato alle transenne, pronto a cogliere ogni sfumatura dello spettacolo.
Cadute e soccorsi lungo il percorso
La tensione, in alcune fasi, è divenuta palpabile a causa di alcuni incidenti che hanno coinvolto tre cavalieri, per fortuna senza conseguenze gravi. Il primo a finire a terra è stato Giorgio Sanna, la cui caduta è avvenuta in via Duomo subito dopo il passaggio sotto la stella: il cavallo ha proseguito la sua corsa mentre lui, rovinato sulla sabbia a ridosso delle transenne, si è prontamente rialzato. Poco dopo, analogo episodio per Salvatore Montisci, caduto sempre in via Duomo all'altezza della curva di San Francesco. Il momento più critico si è verificato invece durante la Corsa delle Pariglie, quando Stefano Spiga, dopo aver completato con la sua squadra la figura del “tre su tre” con cavaliere centrale girato, non è riuscito a fermare in tempo il proprio cavallo, finendo violentemente contro i materassi posizionati a protezione in via Ricovero. L'intervento immediato dei sanitari e il successivo trasporto all'ospedale San Martino hanno fugato i timori più seri: per lui solo alcune contusioni, ma la sospensione della gara per oltre dieci minuti ha dimostrato quanto il confine tra spettacolo e rischio sia, a volte, estremamente sottile.
La tradizione vince sui timori della vigilia
Al di là degli imprevisti e del tragico epilogo per uno dei protagonisti a quattro zampe, la macchina organizzativa ha potuto tirare un sospiro di sollievo. L'edizione del 2026, va ricordato, era stata preceduta da settimane di incertezze legate all'interpretazione del decreto Abodi, che prevedeva l'obbligo di caschetti e giubbotti protettivi, ritenuti incompatibili con le maschere tipiche e i costumi tradizionali. Il riconoscimento dei percorsi da parte di un ente di promozione sportiva ha consentito di derogare all'obbligo, preservando l'integrità del rito. Ieri, su Componidori Daniele Mattu ha potuto così indossare la sua maschera, benedire la folla e guidare il corteo dei centoquattordici cavalieri, regalando alla città una domenica di autentica, seppur a tratti amara, celebrazione identitaria. La scommessa, nonostante tutto, è stata vinta: Oristano ha riaffermato il suo legame con la storia.




