I nuovi cavalieri di Mattarella, simbolo dell'agroalimentare italiano
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Redazione Interno
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Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato il 27 maggio i decreti che nominano 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, un riconoscimento che quest'anno racconta in modo nitido le trasformazioni del tessuto produttivo nazionale.
Su proposta del ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, di concerto con il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, l'elenco degli insigniti – che porta il numero complessivo dei Cavalieri a 633 – evidenzia un protagonismo inedito del comparto agroalimentare, spesso considerato il pilastro silenzioso dell'economia italiana.
Se nel 2025 il settore era stato rappresentato quasi esclusivamente da due grandi nomi del vino, Piero Mastroberardino e Vittorio Moretti, nel 2026 la fotografia si fa più nitida e composita: vino, conserve, latte, distillati, aceto, ortofrutta, ristorazione e distribuzione alimentare all'estero disegnano una mappa del sistema cibo italiano che spazia dalle botteghe artigiane alle multinazionali del surgelato.
L’Abruzzo del vino e la Puglia della farmaceutica
Tra i profili più rappresentativi di questa tornata emerge quello di Marina Cvetic, imprenditrice vitivinicola originaria di Chieti, alla guida di Masciarelli Tenute Agricole. La sua azienda, presente in oltre 50 Paesi con una produzione che supera i due milioni di bottiglie annue, ha saputo proiettare il Montepulciano d'Abruzzo sui mercati globali, e la nomina a Cavaliere del Lavoro suggella un percorso di crescita manageriale e commerciale iniziato accanto a Gianni Masciarelli.
Ma il Mezzogiorno non si ferma certo qui: a Canosa di Puglia, Sergio Fontana, farmacista e fondatore di Farmalabor srl, ha ricevuto la stessa onorificenza per il settore dell’industria farmaceutica e cosmetica. La sua azienda, specializzata nella produzione di materie prime per uso farmaceutico, cosmetico e alimentare, rappresenta un caso di eccellenza meridionale capace di competere sui mercati internazionali.
“Questo riconoscimento – ha dichiarato Fontana subito dopo la notizia – non è un traguardo personale, ma il premio al lavoro di una squadra straordinaria e a una terra, la Puglia, capace di esprimere innovazione ai massimi livelli”.
Dalla gelateria di lusso alle conserve: la filiera infinita
La varietà del campionario premiato da Mattarella è tale da abbracciare esperienze imprenditoriali profondamente diverse tra loro. C’è Gioconda Gritti (meglio conosciuta come Bruna Cerea), che con il marito Vittorio ha fondato il ristorante “Da Vittorio” a Brusaporto, diventato un tempio della cucina internazionale con tre stelle Michelin e una ramificazione nell’ospitalità di lusso.
C’è anche un pezzo di storia industriale romana con Micaela Pallini, quinta generazione alla guida dell’omonima distilleria nata nel 1875, che ha trasformato il limoncello in un prodotto di massa esportato in tutto il mondo.
E poi c’è la concretezza delle filiere: Sabato D’Amico, amministratore delegato del Gruppo D&D Italia, porta avanti un marchio nato sulle alici della Costiera Amalfitana per diventare protagonista nel settore delle conserve alimentari (ortaggi, funghi, olive e sottoli) esportando in 86 Paesi; Bruno Piraccini, presidente di Orogel, rappresenta invece la cooperazione agricola romagnola, dove la surgelazione diventa tecnologia per valorizzare un intero territorio produttivo.
I numeri e la geografia del made in Italy
Se si scorre l’elenco completo fornito dal Quirinale, balza all’occhio la distribuzione geografica dei premiati: il Piemonte guida la classifica con ben sei nomi (tra cui Ambrogio Invernizzi di Inalpi per il lattiero-caseario e Giacomo Ponti per l’aceto), seguito da Veneto e Lombardia.
Ma a sorprendere è la qualità delle storie: c’è Lorenzo Delladio, che ha trasformato l’antica bottega del nonno ne “La Sportiva” in un colosso globale dell’abbigliamento tecnico da montagna presente in 80 Paesi; c’è Vincenzo Andronaco, che dalla Germania importa e distribuisce oltre novemila referenze alimentari italiane gestendo una rete di dieci supermercati; e c’è Giancarlo Negro, manager leccese di Links Management, a dimostrazione che l’innovazione tecnologica (nominata nel settore dei servizi informatici) si sposa perfettamente con la tradizione manifatturiera.




