Crisi dell'industria automobilistica europea, tra regole UE e prezzi alle stelle
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Redazione Economia
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L'industria automobilistica europea, che rappresenta l'8% del PIL e impiega quasi 13 milioni di persone, sta attraversando una crisi profonda. Secondo un sondaggio Ipsos per il think tank AgitaLab, il 45% degli italiani si aspetta che l'Europa modifichi le regole imposte, mentre il 44% prevede la chiusura di fabbriche e la conseguente perdita di posti di lavoro. Le difficoltà del settore sono ormai al centro dell'attenzione mediatica da settimane, con aziende come Ford e Volkswagen in difficoltà, mentre Stellantis sembra avvicinarsi agli obiettivi prefissati.
Nel 2025 entreranno in vigore le sanzioni della Commissione europea per i produttori che non rispetteranno la riduzione delle emissioni di CO2. Solo Volvo ha già raggiunto i target, mentre le altre case automobilistiche europee tremano all'idea delle scadenze imminenti. Non è tanto il divieto di produrre nuove vetture a benzina e diesel a partire dal 2035 a preoccupare i costruttori, quanto piuttosto le sfide a breve termine imposte dall'Unione europea.
In Italia, il mercato delle auto elettriche non decolla. Le concessionarie, prime osservatrici dell'andamento del mercato, concordano sul fatto che il business dell'elettrico non sia ancora sufficientemente sviluppato. L'offerta risulta troppo timida, scoraggiata anche dal contesto economico: stipendi fermi e carovita aggravato dall'inflazione. Nei primi dieci mesi dell'anno, l'Italia si conferma all'ultimo posto nel mercato europeo delle auto elettriche, con una quota del 4,0% delle immatricolazioni totali, contro il 13,3% della Germania, il 18,1% della Gran Bretagna, il 17% della Francia e il 5,2% della Spagna.
Le difficoltà del settore automobilistico europeo sono evidenti e le scadenze imposte dall'Unione europea rappresentano una sfida significativa per i produttori.




