Crisi dell'industria automobilistica italiana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L'industria automobilistica italiana, un tempo fiore all'occhiello del settore manifatturiero nazionale, sta attraversando una crisi senza precedenti. Secondo i dati diffusi dall'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), la produzione domestica di autovetture a settembre 2024 è crollata a circa 25 mila unità, segnando un calo del 50,5% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Questo drastico calo produttivo, che ha portato la produzione annuale sotto le 500 mila unità, rappresenta il peggior risultato dal 1956.

Le cause di questa crisi sono molteplici e complesse. Da un lato, la decisione dell'Unione Europea di vietare la vendita di veicoli con motori a combustione interna a partire dal 2035 ha imposto una pressione significativa sull'industria, costringendo le aziende a rivedere i propri piani produttivi e a investire massicciamente nella transizione verso l'elettrico. Dall'altro, la concorrenza cinese, sempre più agguerrita e competitiva, ha ulteriormente complicato la situazione, erodendo quote di mercato e mettendo in difficoltà i produttori italiani.

A peggiorare il quadro, la produzione italiana è in declino da oltre trent'anni, un trend negativo che ha visto una progressiva de-industrializzazione del settore. Questo declino ha avuto ripercussioni significative non solo sui produttori di autovetture, ma anche su tutta la filiera, dalle carrozzerie alle autofficine, dagli elettrauto ai gommisti, fino ai produttori di componenti e accessori. La crisi ha colpito duramente anche le attività commerciali legate al settore, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro.

Secondo un'analisi condotta da Alix Partners, rilanciata da Il Corriere della Sera, sono circa 25 mila i posti di lavoro attualmente a rischio, un numero che potrebbe raddoppiare nel breve periodo se non verranno adottate misure correttive.

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