Atalanta, l'ultimo saluto a Eugenio Perico: bandiera e padre di campioni
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Redazione Sport
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Nella Chiesa della Marigolda a Curno, dove è nato e vissuto, si sono riuniti in tanti per dare l'ultimo addio a Eugenio Perico, scomparso all'età di settantaquattro anni dopo una malattia affrontata con riserbo dal 2018. La cerimonia, officiata da Don Eugenio Nembrini, ha ricordato non soltanto l'atleta ma soprattutto l'uomo, colui che, come sottolineato dall'omelia, "ci ha regalato la stupenda passione per la vita e lo ha fatto con semplicità". Una filosofia, la sua, che si rifletteva anche nell'approccio al calcio, condensata nel concetto espresso durante la funzione: "La vita sempre sudata, e quindi anche la maglia".
Una carriera in campo, tra record e doppie promozioni
Il suo percorso sportivo, iniziato nelle giovanili nerazzurre, lo portò in prestito allo Spezia nella stagione 1971-1972, un'esperienza formativa in cui si impose, da giovane difensore, per affidabilità e carattere. Dopo un passaggio alla Cremonese, trovò la sua dimensione ad Ascoli, dove militò per quasi un decennio stabilendo il record di presenze del club nelle serie A e B. Il ritorno all'Atalanta, avvenuto nel 1981, coronò il suo sogno: con la maglia bergamasca disputò 173 partite, segnando due reti, e fu protagonista di una doppia promozione che dalla serie C portò la squadra fino alla massima categoria, chiudendo la carriera da calciatore nel 1987.
La seconda vita nel vivaio, maestro di calcio e di vita
Appesa la maglia al chiodo, Perico non abbandonò il club del cuore, dedicandosi per venticinque anni, fino al 2012, alla guida del settore giovanile. In quel ruolo, spesso lontano dai riflettori, forgiò generazioni di giovani, conquistando quattro scudetti con la formazione Giovanissimi e guadagnandosi la definizione di "padre calcistico" di alcuni che sarebbero diventati celebri. Tra questi, Roberto Donadoni, il quale, raggiunto dai microfoni, lo ha ricordato come "una persona di cuore", rievocando i pasti consumati nella sua casa di Curno, quasi a sottolineare un legame che andava ben oltre il campo da gioco.
Il cordoglio degli affetti e del mondo sportivo
Attorno alla famiglia – la moglie Maurizia, i figli Alessandro, Giusi, Gabriele e Cristina – si è stretto un ampio tributo di affetto. In chiesa, accanto alle maglie dell'Atalanta e dell'Ascoli portate rispettivamente dal dirigente del club bergamasco e da una delegazione della società marchigiana, era presente una folta rappresentanza di ex compagni di squadra e amici, a testimonianza di una stima radicata e sincera. La figlia Cristina, con parole essenziali e commosse, ha regalato un ricordo privato ed emblematico del padre: "noi ci volevamo bene senza dircelo", ha detto, tratteggiando un affetto profondo e riservato, specchio di un carattere schivo ma capace di lasciare un'impronta indelebile in chi l'ha conosciuto.




