Scontro sul dimensionamento scolastico, il governo commissaria quattro regioni inadempienti
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Redazione Interno
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Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'Istruzione, ha deciso di commissariare le regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna per l’accorpamento delle scuole, un passaggio essenziale per accedere ai fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’esecutivo, che aveva già concesso due deroghe – il cui costo, secondo le stime dello stesso ministero, ammonterebbe a circa sedici milioni di euro – ha definito l’intervento inevitabile per non mettere a rischio risorse europee e per sbloccare le iscrizioni al prossimo anno scolastico. Il provvedimento, che ha immediate ricadute operative, assegna a figure tecniche il compito di procedere con i dimensionamenti che gli enti locali, tutti a guida di centrosinistra, hanno ripetutamente rinviato nonostante il parere contrario espresso, in più occasioni, dalla magistratura amministrativa e dalla Corte Costituzionale.
La reazione dell'opposizione e la difesa del governo
La decisione è stata bollata dall’opposizione come un attacco politico alla scuola pubblica e all’autonomia territoriale, una lettura che il ministro ha respinto con forza, parlando di "strumentalizzazione" e accusando chi contesta la mossa di "prendere in giro i cittadini". Dal canto suo, il presidente della Regione Emilia-Romagna ha ribadito la sua contrarietà a quella che ha definito una "follia", evocando il rischio di creare "scuole da duemila studenti" e richiamando, quasi a legittimare la propria posizione, la sua esperienza personale di rappresentante studentesco. Un dissidio, questo, che si inserisce in un solco più ampio e che tocca il delicato equilibrio tra competenze statali e regionali in materia di organizzazione del sistema d'istruzione.
Il lavoro dei commissari e i criteri operativi
Tra i commissari nominati c’è, per la Sardegna, il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, al quale spetta il compito di applicare le linee guida ministeriali per l’accorpamento di nove istituti. Egli ha assicurato che l’operazione sarà improntata al buonsenso, escludendo la creazione di "scuole-mostro" e rispettando il parametro minimo di quattrocento alunni per plesso, una soglia che – a suo dire – servirebbe a superare situazioni attuali di difficile gestione, se non addirittura "al limite dell'ingovernabilità". Il suo intervento, come quello degli altri commissari, dovrà quindi coniugare le esigenze di razionalizzazione dettate dalla normativa nazionale con le specificità dei territori coinvolti, in un contesto già di per sé segnato da tensioni e polemiche.
Lo scenario normativo e le conseguenze immediate
La vicenda giudiziaria che ha preceduto il commissariamento è stata articolata, con una serie di pronunce – due sentenze e un’ordinanza della Consulta, oltre a sei decisioni del Consiglio di Stato e tre del Tar – che hanno sistematicamente dato ragione al ministero contro i ricorsi presentati dalle regioni. Questo quadro, unito alla scadenza delle deroghe e alla necessità di rispettare i tempi stringenti del Pnrr, ha spinto l’esecutivo verso una soluzione estrema. L’atto, al di là delle reciproche accuse, ha dunque il carattere dell’urgenza amministrativa, finalizzato a superare uno stallo che rischiava di compromettere non solo l’erogazione dei fondi ma anche la pianificazione ordinaria delle attività scolastiche per milioni di famiglie e studenti.




