L’Università di Bari avanza nel ranking Qs e si conferma primo ateneo pugliese, mentre il Politecnico di Milano vola in top 90

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel panorama delle classifiche internazionali, il QS World University Rankings 2027, uno degli strumenti di valutazione più seguiti per il sistema dell'istruzione superiore, sancisce una netta crescita di alcuni atenei italiani e nello specifico delle università pugliesi.

A guidare la regione è l’Università di Bari Aldo Moro, che si colloca nella fascia 741-750 a livello mondiale con un guadagno di oltre 80 posizioni rispetto alla precedente edizione; un balzo in avanti notevole, che la pone davanti al Politecnico di Bari (inserito nella fascia 951-1000) e all’Università del Salento (posizionata nella fascia 1001-1200), segnando un distacco sempre più evidente tra gli atenei del territorio.

Sebbene la Puglia mostri dunque una vitalità crescente, il divario con le eccellenze nazionali e mondiali resta ancora ampio, come dimostra la distanza siderale che separa questi risultati dalla top ten italiana e, a maggior ragione, dalle università anglosassoni che presidiano le vette della graduatoria.

L’exploit di UniBa nella rete internazionale della ricerca

Il dato più significativo della performance di UniBa, come emerge dai comunicati ufficiali, riguarda l’indicatore International Research Network, che misura la capacità di un ateneo di tessere relazioni scientifiche e di attivare progetti di ricerca con partner stranieri. In questo ambito specifico, il risultato è persino migliore della posizione complessiva, visto che l’ateneo barese raggiunge la 333ª posizione mondiale, a testimonianza di una strategia di internazionalizzazione che sta pagando in termini di visibilità e produzione condivisa di conoscenza. Questo avanzamento, certificato anche dal miglioramento della reputazione accademica e della reputazione presso il mondo del lavoro, si inserisce in un percorso più ampio che ha visto, tra le altre iniziative, l’avvio dei corsi di laurea UniBa in Cina, rafforzando il ruolo dell’università nei processi globali di formazione e innovazione.

La corsa del Politecnico di Milano e il balzo dell’Università di Genova

Se il contesto pugliese racconta una crescita interna, è sul fronte nazionale che emergono i primati più eclatanti. Il Politecnico di Milano, infatti, continua la sua inarrestabile ascesa guadagnando altre 11 posizioni rispetto allo scorso anno; dopo l’ingresso nella top 100 nel 2025, oggi si trova all’87º posto mondiale, un traguardo che rappresenta la posizione più alta mai raggiunta da un ateneo italiano in questa classifica. una progressione che non è frutto del caso, ma il risultato di una crescita strutturale consolidata: in cinque anni ha scalato 52 posizioni e, considerando l’arco temporale degli ultimi dieci, il miglioramento è di ben 100 posizioni, dal 187º posto del 2016 all’attuale 87º.

Non meno rilevante è il balzo dell’Università di Genova, che guadagna 28 posizioni piazzandosi al 502º posto a livello mondiale e al 16º in Italia, con un significativo avanzamento in parametri come la reputazione accademica (dalla posizione 451 alla 399), le citazioni per docente e la sostenibilità.

Il quadro nazionale e l’analisi dei parametri di valutazione

La classifica stilata da QS Quacquarelli Symonds prende in esame oltre 1.500 università di 106 sistemi di istruzione superiore, basandosi su indicatori quali la reputazione accademica e l’impatto della ricerca, ma anche l’occupabilità dei laureati, l’internazionalizzazione e la sostenibilità.

Per l'ateneo barese, dunque, il posizionamento nella fascia 741-750 rappresenta un netto cambio di passo rispetto al passato, mentre il Politecnico di Bari e l’Università del Salento arrancano in fasce inferiori, segno che, pur essendoci un miglioramento generale, le strategie di investimento e attrazione di talenti internazionali stanno producendo effetti molto diversi da ateneo ad ateneo.

In questo quadro, il sistema universitario italiano, che conta 47 atenei presenti in classifica, mostra un miglioramento complessivo, ma resta appeso alla trazione dei propri top player per non perdere ulteriormente terreno nei confronti delle università anglosassoni e asiatiche che dominano la scena mondiale.

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