Netanyahu a Washington da Trump, atteso faccia a faccia sul dossier Iran. Colloqui israelo-libanesi a Roma

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è arrivato negli Stati Uniti e oggi, martedì 28 luglio, incontrerà il presidente americano Donald Trump alla Casa Bianca. Il faccia a faccia, atteso da mesi e destinato a segnare una tappa cruciale nelle relazioni bilaterali, si inserisce in una cornice di significative tensioni tra i due leader. A ospitare l'evento, i funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham, che hanno offerto la cornice istituzionale per la trasferta del premier israeliano.

L'incontro, che si terrà nel pomeriggio ora americana, rappresenta il primo confronto diretto tra Netanyahu e Trump dall'inizio del conflitto in Iran, scoppiato nello scorso febbraio.

Il nodo del programma nucleare iraniano e le divergenze tra alleati

Sul tavolo dei due leader, il dossier Iran e il programma nucleare di Teheran rappresentano i temi centrali, sebbene emergano posizioni non perfettamente allineate. Netanyahu, secondo diverse fonti, intende presentare a Trump nuovi elementi di intelligence sui programmi nucleari e missilistici dell'Iran, con particolare riferimento all'area del monte Kulang, situata nei pressi dell'impianto nucleare di Natanz.

L'obiettivo dichiarato del premier israeliano è quello di convincere l'amministrazione americana a mantenere un approccio più duro e a concentrare l'attenzione sugli obiettivi che Israele considera prioritari, in primis lo smantellamento delle capacità atomiche di Teheran. Il presidente Trump, tuttavia, ha già fatto sapere di non essere "completamente d'accordo" con Netanyahu sul da farsi, pur sottolineando che i due leader restano "piuttosto vicini" e che le differenze sono di "piccola entità".

Nel frattempo, a complicare il quadro arriva la dichiarazione del presidente Trump, che ha affermato essere in corso "negoziazioni molto amichevoli" con l'Iran, una posizione che stride con le aperture del premier israeliano e con la ferma presa di distanza del viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi, secondo cui la delegazione iraniana non ha avanzato alcuna richiesta o supplica per proseguire i negoziati e ha anzi respinto una proposta americana.

Colloqui israelo-libanesi a Roma: la conferma di Washington

Sul fronte libanese, è stata intanto confermata dagli Stati Uniti la volontà di procedere sulla strada del dialogo: un nuovo round di colloqui tra Israele e Libano, mediati dagli americani, si terrà a Roma dal 4 al 6 agosto. A dare l'annuncio è stato il Dipartimento di Stato americano, precisando che i team tecnici delle due parti lavoreranno all'attuazione dell'accordo quadro firmato il mese scorso, considerato il primo passo verso un futuro accordo di pace.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha già anticipato l'appuntamento, sottolineando il ruolo centrale dell'Italia nel processo di pace. L'obiettivo dei negoziati, secondo quanto riferito da un funzionario del Dipartimento di Stato ad Axios, è l'ampliamento del sistema delle "zone pilota" nel sud del Libano. Il meccanismo prevede il graduale trasferimento del controllo di alcune aree all'esercito libanese, che dovrà verificare l'assenza di combattenti e armamenti di Hezbollah.

La scorsa settimana l'Idf ha completato il primo ritiro da una di queste aree, ma Beirut ha successivamente accusato Israele di ostacolare le operazioni delle Forze armate libanesi nella zona.

Un vertice cruciale in un contesto di guerra condivisa

L'incontro di oggi assume una rilevanza particolare per Netanyahu, che cerca un sostegno visibile da Trump in vista delle elezioni israeliane del 27 ottobre, dove i sondaggi lo vedono in difficoltà. Una foto con il presidente americano rappresenterebbe un potente segnale di forza per la sua base elettorale.

Tuttavia, il vertice non è privo di insidie: fonti vicine alla Casa Bianca hanno riferito che Trump è frustrato dalla mancanza di progressi verso una soluzione più ampia del conflitto e dalle critiche dei suoi sostenitori, contrari a un coinvolgimento più profondo degli Stati Uniti in Medio Oriente. Le relazioni tra i due sono state a tratti burrascose, tanto che lo stesso Trump ha definito il premier israeliano "pazzo" durante un vertice G7 e in una telefonata di giugno.

A fare da contraltare, nella stessa giornata alla Casa Bianca, è atteso anche l'incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con cui Trump discuterà del processo di pace tra Russia e Ucraina. Due guerre, due leader, un unico palcoscenico per la diplomazia americana.

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