Droni su Kiev dopo la tregua, e a Kryvyj Rih il cinismo russo uccide due anziani e ferisce una neonata: nuovi sviluppi nello scandalo Yermak

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il cessate il fuoco parziale di tre giorni, mediato dagli Stati Uniti e osservato sporadicamente tra il 9 e l’11 maggio, era appena scaduto che la macchina bellica russa ha ripreso a colpire nel cuore dell’Ucraina. Intorno alle 3:35 della notte, ora locale, il silenzio a Kiev è stato squarciato dalle esplosioni causate da ondate di droni Shahed in avvicinamento; lo ha confermato il capo dell’amministrazione militare della capitale, Tymour Tkachenko, lanciando l’allarme su Telegram mentre i detriti di uno dei velivoli intercettati cadevano sul tetto di un edificio residenziale nel quartiere di Obolon, dove le fiamme sono state prontamente domate dai soccorsi. Era il primo allarme aereo sulla città dall’8 maggio, e ha sancito la fine di quella parentesi di relativa calma voluta da Donald Trump, il quale – ormai presidente degli Stati Uniti da più di un anno – ha visto sfumare sul campo i propositi di tregua propagandati nei giorni scorsi.

L’attacco a Kryvyj Rih e la denuncia di Zelensky

Se la capitale è riuscita a limitare i danni contenendo gli attacchi, la sorte è stata ben più crudele a Kryvyj Rih, città natale del presidente Volodymyr Zelensky. Un attacco mirato – definito dallo stesso Zelensky “un cinico attacco con drone russo” – ha preso di mira un normale edificio residenziale, privo di qualsiasi obiettivo militare, causando la morte di due persone anziane. A rendere ancora più atroce il bilancio di questa incursione, avvenuta dopo la scadenza della sospensione delle ostilità, sono le condizioni della loro nipotina di appena nove mesi: la bambina è stata trasportata d’urgenza in ospedale con ferite gravissime, mentre i medici combattono letteralmente per strapparla alla morte. “Dopo la fine della tregua”, ha tuonato il leader ucraino su X, “la Russia continua a uccidere e a ferire gli ucraini”. Una strategia, quella del Cremlino, che sembra ignorare le pressioni diplomatiche internazionali, mirando a colpire le infrastrutture civili e la popolazione per fiaccare la resistenza morale della nazione.

Muro contro muro con l’Iran e l’intreccio giudiziario a Kiev

Mentre sul fronte ucraino si moltiplicano le violazioni della tregua – denunciate dai governatori di diverse regioni – il quadrante mediorientale si surriscalda ulteriormente. La tensione tra Washington e Teheran non accenna a diminuire, anzi, Donald Trump starebbe valutando “seriamente” la ripresa dei raid militari; lo riferiscono fonti vicine alla Cnn, secondo cui il presidente sta incontrando i vertici delle forze armate e la squadra per la sicurezza nazionale per definire le future strategie, mentre dall’Iran arriva un avvertimento chiaro: “Se ci attaccano di nuovo, arricchiremo l’uranio al 90%”.

Nel frattempo, però, la scena politica ucraina viene scossa da uno scandalo interno che rischia di minare la fiducia nell’establishment di Kiev. È stato scoperto un vasto sistema di riciclaggio di denaro, un’operazione immobiliare che avrebbe spostato milioni di grivnie attraverso società fittizie; dalle inchieste emergerebbe il coinvolgimento dell’ex capo di gabinetto di Zelensky, Andriy Yermak. L’indagine – che aggiunge un tassello pesante alla già complessa situazione di guerra – coinvolge anche altri funzionari di alto rango, gettando un’ombra lunga sulle istituzioni ucraine proprio mentre queste cercano di mantenere la coesione interna contro l’aggressore esterno.

Il rebus dei negoziati e la proposta di Putin rifiutata dall’Ue

Sul fronte diplomatico, Vladimir Putin ha dichiarato di essere “pronto a parlare con l’Ue”, auspicando come figura ideale per il ruolo di mediatore l’ex cancelliere tedesco Schroeder. Una provocazione, questa, che Bruxelles e Berlino hanno respinto al mittente con fermezza, consapevoli dei legami controversi di Schroeder con Mosca. L’Ue e l’Ucraina hanno dunque bocciato la proposta del Cremlino, ribadendo che non si accetteranno interlocutori imposti dal nemico. Nel frattempo, sul terreno, i governatori continuano a denunciare raid e violazioni della tregua, mentre la ritirata delle concessioni diplomatiche sembra aver lasciato spazio solo al rumore delle esplosioni e alle sirene dei soccorsi, in un conflitto che non mostra segni di esaurimento nonostante le pressioni internazionali per un cessate il fuoco duraturo.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.