La povertà educativa costa 48 miliardi all'anno, una zavorra per il Pil italiano
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Redazione Interno
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L’Italia, che deve fare i conti con una delle piaghe sociali più insidiose per il proprio futuro, sta pagando un prezzo altissimo a causa della povertà educativa. Un costo, stando ai numeri, che si traduce in una perdita secca di 48 miliardi di euro l’anno, una cifra che corrisponde grosso modo al 2% del prodotto interno lordo nazionale. A delineare questo quadro, tutt’altro che confortante, è lo Studio Strategico sul contrasto alla povertà educativa, promosso da Teha Group con il contributo della Fondazione Crt e presentato in anteprima al Forum Teha di Cernobbio.
I dati, illustrati da Maria Chiara Carrozza, ordinaria di Bioingegneria Industriale all’università di Milano Bicocca e advisor scientifico della ricerca, non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. Oltre 1,3 milioni di minori vivono in condizioni di povertà assoluta, un giovane su dieci abbandona prematuramente gli studi e il Paese registra uno dei tassi di Neet più alti d’Europa, con il 15,2% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studia, non lavora e non segue percorsi di formazione.
Il rapporto, andando oltre la mera fotografia del disagio, calcola l’impatto economico di questo fenomeno, evidenziando come il mancato recupero di quelle che sono le migliori pratiche europee in materia di istruzione si traduca in un’occasione persa per l’intero sistema-Paese. Quei 48 miliardi, che rappresentano una stima prudenziale, sono la misura di un potenziale inespresso che pesa sulla competitività e sulla crescita futura.




