Il decreto sicurezza è legge: nuove norme tra carcere, cannabis e resistenza passiva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Con 109 voti a favore, 69 contrari e un’astensione, il Senato ha dato il via libera definitivo al decreto sicurezza, convertendolo in legge dopo un iter non privo di tensioni. Il provvedimento, fortemente voluto dal governo Meloni, introduce 14 nuovi reati e 9 aggravanti, modificando in profondità il codice penale e quello di procedura penale. Tra le novità più discusse, la cosiddetta “norma anti Gandhi” – come l’hanno ribattezzata le opposizioni – che punisce la resistenza passiva, insieme a un inasprimento delle pene per reati come lo scippo e le truffe agli anziani.

Non mancano le polemiche sulla stretta riguardo alla cannabis light, ora equiparata alle sostanze stupefacenti, e sulle misure che riguardano i movimenti No-Tav e No-Ponte, considerate da molti un’ulteriore limitazione al diritto di protesta. Il testo prevede anche un nuovo regime per le detenute madri, con norme più restrittive sulla permanenza dei figli in carcere, sollevando critiche da parte di associazioni per i diritti umani.

Particolarmente controversa è l’estensione dei poteri concessi ai servizi segreti, definita da alcuni osservatori una “licenza a delinquere” per la riduzione dei controlli sulle loro attività. Matteo Salvini, commentando l’approvazione, ha parlato di una “bella giornata”, sottolineando come il provvedimento rafforzi la tutela delle forze dell’ordine e introduca strumenti più efficaci contro l’illegalità. «Sgomberi immediati per le case occupate, pene più severe per chi colpisce i vulnerabili: sono norme di civiltà», ha affermato.

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