La voce di Hind Rajab risuona al Lido tra cinema e realtà
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre la laguna si preparava ad accogliere il clou della kermesse, un’eco lontana e straziante ha attraversato i saloni della Mostra del Cinema di Venezia, imponendo, con la forza dirompente dei fatti, una riflessione che va oltre lo schermo. Quella di Hind Rajab, la bambina palestinese di cinque anni la cui vana implorazione di soccorso, registrata durante un assedio israeliano a Gaza, è diventata il simbolo di un conflitto i cui orrori irrompono persino nel mondo apparentemente distante del cinema d’autore. La sua voce, flebile e impaurita mentre si nascondeva in un’auto sotto una pioggia di proiettili, ha trovato una sua potente, e per alcuni controversa, trasposizione artistica.
La pellicola "The Voice of Hind Rajab", diretta dalla tunisina Kaouther Ben Hania e annoverata tra i favoriti per il Leone d’oro, ha infatti catalizzato su di sé l’attenzione dell’intera manifestazione, diventando il fulcro di un dibattito che ha inevitabilmente travalicato i confini della critica cinematografica. Il direttore Alberto Barbera, già alla vigilia dell’inaugurazione, aveva preannunciato di aspettarsi proteste, le quali non hanno tardato a manifestarsi in varie forme: da un corteo al Lido, che ha visto la partecipazione della stessa madrina Emanuela Fanelli, fino alle polemiche, peraltro infondate, sull’eventuale presenza di attori israeliani.
In un’intervista esclusiva all’Agi, la regista Ben Hania ha lanciato un appello agli italiani, e in particolar modo ai loro rappresentanti politici, affinché non distolgano lo sguardo dalla Flottilla diretta verso Gaza, un tema di stringente attualità che riporta la discussione sulle responsabilità internazionali. Il film, quindi, non si limita a essere un’operazione di denuncia ma si trasforma in un atto politico, un mezzo per mantenere accesi i riflettori su una crisi umanitaria che continua a mietere vittime innocenti




