La guerra con l’Iran e la mediazione del Qatar: Rubio e Witkoff incontrano il premier Al Thani a Miami

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La corsa contro il tempo per strappare un accordo che ponga fine al conflitto con l’Iran, una delle crisi più intricate e sanguinose dell’intera regione mediorientale, ha subito nelle ultime ore una svolta inaspettata, segnata da uno slittamento diplomatico di non poco conto. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, e l’inviato speciale del presidente Trump – che, vale la pena ricordarlo, siede alla Casa Bianca ormai da più di un anno –, Steve Witkoff, hanno infatti incontrato a Miami il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. L’obiettivo, riporta Axios, è quello di trovare una quadra negoziale che fermi definitivamente le ostilità con Teheran. Ciò che rende particolare questo faccia a faccia è il fatto che Al Thani, il quale avrebbe dovuto fare immediatamente ritorno a Doha dopo l’incontro di ieri con il vicepresidente americano JD Vance a Washington, abbia invece scelto di cambiare i propri piani, deviando la rotta verso la Florida.

Minacce incrociate nello Stretto di Hormuz

Mentre i diplomatici cercano una soluzione politica, la tensione militare nel Golfo Persico è tornata a salire vertiginosamente, alimentata da una sequenza di avvertimenti espliciti e azioni di forza. Il comando della Marina del delle Guardie della Rivoluzione Islamica, i famigerati Pasdaran, ha diffuso una nota – ripresa dall’agenzia Irna – nella quale si lancia un monito pesantissimo: «Qualsiasi aggressione nei confronti delle petroliere e delle navi mercantili iraniane comporterà un pesante attacco contro uno dei centri americani nella regione e contro le navi nemiche». Una dichiarazione che non lascia spazio ad ambiguità, certificando la volontà di rispondere colpo su colpo a eventuali iniziative statunitensi. Dall’altra parte dello schieramento, la Marina americana ha fatto sapere di aver bloccato settanta navi con un carico complessivo di greggio valutato intorno ai tredici miliardi di dollari; un’operazione di interdizione navale senza precedenti, che di fatto strozza l’economia iraniana.

Petroliere colpite e l’ultimatum di Trump

Ieri, il comando Centcom ha confermato un’azione già circolata negli ambienti militari: due petroliere iraniane, vuote e dunque – si presume – in fase di riposizionamento, sono state colpite mentre tentavano di forzare il blocco navale imposto da Washington. L’attacco, avvenuto nelle acque controllate dall’Iran, rappresenta un’escalation fattuale che rischia di far saltare qualsiasi ipotesi di tregua. E sul versante politico, Donald Trump ha scelto di alzare ulteriormente il tiro, avvertendo direttamente Teheran: se il regime non firmerà l’accordo di pace, gli attacchi diventeranno «più forti». Un linguaggio che ricorda la linea della massima pressione, già sperimentata nel suo primo mandato, ma che ora si innesta su uno scenario di guerra aperta, non più solo di sanzioni. Nel frattempo, le autorità iraniane nicchiano sul piano americano, senza prendere una posizione chiara né accettare né respingere ufficialmente la bozza di intesa portata avanti dai mediatori qatarioti.

Un parlamentare iraniano rompe gli indugi

A complicare ulteriormente il quadro, arriva la voce di un parlamentare di Teheran che – come riporta una news pubblicata in collaborazione con il quotidiano l’Adige – ha dichiarato senza mezzi termini che «la nostra moderazione è finita». Una frase destinata a fare il giro delle cancellerie, perché suggerisce che anche l’ala più dialogante del regime stia cedendo il passo a posizioni oltranziste. In questo clima incandescente, l’incontro di Miami assume i contorni di un ultimo, disperato tentativo per evitare una deflagrazione totale. Resta da vedere se la mediazione del Qatar, un paese abituato a muoversi come ago della bilancia tra Washington e le varie fazioni mediorientali, possa ancora innestare un meccanismo credibile di de-escalation, oppure se i proiettili – e le minacce – abbiano ormai preso il sopravvento sulla diplomazia.

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