Guerra in Iran, il ruolo del Qatar nella trattativa tra Usa e Teheran
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Redazione Esteri
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A un mese dall’entrata in vigore del cessate il fuoco – che coinvolge da una parte Stati Uniti e Israele e dall’altra l’Iran – nulla è ancora definito, e l’intero equilibrio regionale resta sospeso in un limbo diplomatico dal quale, da un momento all’altro, potrebbe emergere qualsiasi scenario. La risposta che Washington attende da Teheran, relativamente all’ultima proposta di pace avanzata dall’amministrazione Trump, non è infatti ancora pervenuta; in compenso, dalla capitale iraniana sono arrivate soltanto dichiarazioni scettiche sulla reale volontà americana di percorrere la via negoziata. Il capo della diplomazia iraniana, Abbas Araghchi, ha lasciato intendere che “la via diplomatica non interessa agli Stati Uniti”, gettando ulteriori ombre su un negoziato già reso fragile dalle reciproche diffidenze.
Il summit a Miami e il ruolo del premier qatariota
Nel frattempo, un incontro di alto profilo si è svolto a Miami, dove il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato speciale del presidente Donald Trump, Steve Witkoff, hanno ricevuto il primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani. Secondo quanto riportato da Axios, l’incontro era mirato a trovare un’intesa che possa porre fine al conflitto con l’Iran. Al Thani, che avrebbe dovuto fare rientro a Doha dopo un precedente colloquio a Washington con il vicepresidente JD Vance, ha invece modificato i propri piani e si è spostato in Florida, segno evidente dell’urgenza che accompagna le manovre diplomatiche. Il Qatar, va ricordato, ha spesso giocato un ruolo di mediatore in crisi mediorientali, e la sua presenza sottolinea la ricerca di un canale alternativo rispetto ai tradizionali interlocutori europei o regionali.
L’attesa di Trump e le minacce delle Guardie Rivoluzionarie
Il presidente Trump, parlando con i media in serata, ha affermato di attendersi “stanotte” una risposta dall’Iran sull’ultima bozza di accordo; alla domanda se Teheran stesse intenzionalmente rallentando il processo per guadagnare tempo, il tycoon ha replicato: “Lo scopriremo molto presto”. Ha poi aggiunto: “Dovrei ricevere una lettera dall’Iran stanotte, quindi vedremo come andrà a finire”. Sul terreno, intanto, la tensione resta altissima: le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno minacciato che qualsiasi attacco americano contro petroliere e navi mercantili iraniane verrà contrastato con un “attacco severo” a una delle basi Usa nella regione e contro “navi nemiche”. Il comandante delle forze navali delle Guardie, citato dai media iraniani, non ha specificato quali basi siano nel mirino, ma il messaggio appare chiaro: Teheran è pronta a rispondere militarmente a eventuali azioni statunitensi in acque strategiche come il Golfo Persico e lo Stretto di Hormuz.
Il nodo del sostegno internazionale e la posizione di Cina e Russia
Sul fronte istituzionale, appare in salita il sostegno di Russia e Cina a una possibile risoluzione Onu che accompagni l’accordo di pace. Entrambi i paesi, che mantengono rapporti complessi con l’amministrazione Trump, non hanno ancora espresso un appoggio convinto alla bozza circolata nelle scorse settimane. Senza il loro avallo, qualsiasi testo rischierebbe di rimanere una mera dichiarazione di intenti, priva della necessaria legittimità internazionale. Nel frattempo, le diplomazie parallele continuano: Rubio e Witkoff hanno già incontrato Al Thani anche in una seconda occasione a Miami, nell’ambito degli sforzi per chiudere il conflitto. Resta da vedere se la tanto attesa lettera da Teheran arriverà davvero, e se conterrà un’apertura concreta o l’ennesimo rinvio. Di certo, il margine di manovra per una soluzione negoziata si assottiglia con il passare delle ore, mentre sul terreno le minacce militari si fanno sempre più esplicite.




