Rivoluzione arbitrale, Gravina e Rocchi aprono i lavori: verso una società indipendente per i fischietti professionisti

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Redazione Sport Redazione Sport   -   È cominciata ufficialmente questa mattina, nella sede della Federcalcio di via Allegri, la partita più delicata per il futuro del calcio italiano, quella che dovrebbe portare alla tanto agognata riforma della classe arbitrale. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha aperto i lavori di una riunione tecnica convocata per le ore 15.00, un incontro propedeutico al quale partecipano il designatore Gianluca Rocchi e, su invito, il vicepresidente dell’AIA Francesco Massini. Si tratta di un primo, concreto passo per trasformare in realtà un progetto che nelle intenzioni della Federazione deve stravolgere l’attuale organizzazione, mettendo fine a un clima di polemiche ormai divenuto strutturale dopo ogni fine settimana di campionato. L’obiettivo, come anticipato nei giorni scorsi e riportato dalla Gazzetta dello Sport, non è solo quello di rattoppare le falle di un sistema sotto pressione, ma di crearne uno ex novo, basato sulla separazione netta tra la gestione politica e quella tecnica. La riforma, che si preannuncia come la più radicale degli ultimi decenni, prevede la costituzione di una società di diritto privato a totale partecipazione FIGC, un organismo indipendente che a partire dalla prossima stagione avrà il compito di gestire un gruppo ristretto di professionisti.

Il nuovo corso: una società privata per 40 arbitri d'élite

Il cuore della rivoluzione voluta da Gravina è la creazione di un'entità autonoma, svincolata dai meccanismi e dalle logiche che finora hanno caratterizzato l'Associazione Italiana Arbitri. L'idea, contenuta in una bozza di quindici punti, è quella di istituire una società partecipata al cento per cento dalla FIGC, con un budget iniziale stimato tra i 16 e i 18 milioni di euro, una cifra che dovrebbe arrivare dalle casse federali e, in quota parte, dalle Leghe di Serie A e Serie B. Alla guida di questa nuova realtà siederanno tre consiglieri di amministrazione indipendenti, figure laiche senza alcun legame con club, AIA o Federazione, che verranno nominati dal Consiglio Federale. Saranno loro a sovrintendere sia l'area amministrativa, con un direttore che si occuperà della ricerca di sponsor e della gestione dei diritti d'immagine, sia quella tecnica, con la nomina di un direttore tecnico che di fatto erediterà i poteri di designatore. Quest'ultimo avrà il compito di selezionare e gestire un organico ristretto e di alta specializzazione: quaranta arbitri, sessantasei assistenti e ventiquattro addetti al Var. Un gruppo che opererà esclusivamente per i massimi campionati e la Coppa Italia, lasciando all'AIA la gestione della formazione di base e degli organici fino alla Serie C. I fischietti inseriti in questa rosa d'élite, e questo è forse il passaggio più significativo, diventeranno a tutti gli effetti dei professionisti: dopo un periodo iniziale con un compenso a gettone, superata la fase di prova, verranno assunti con un contratto a tempo determinato, garantendo loro tutele, contributi e trattamento di fine rapporto, superando così l'ibrido e spesso precario sistema attuale.

Le resistenze dell'AIA e lo spettro dello sciopero

Se da un lato la Federazione preme per l'accelerazione, spinta anche dalle vibranti proteste delle società – basti pensare al gol annullato a Gutierrez nel match del Napoli o ad altri episodi controversi che hanno infiammato la ventiseiesima giornata –, dall'altro il percorso appare tutt'altro che in discesa. L'incontro odierno, che vede la partecipazione di Massini, è già di per sé un banco di prova complesso, considerato che il presidente dell'AIA, Antonio Zappi, si trova inibito. Ma le difficoltà non sono solo di natura formale. L'Associazione arbitrale, attraverso i suoi rappresentanti, osserva con preoccupazione un progetto che, di fatto, la estrometterebbe dal controllo della massima élite. La richiesta che il vicepresidente Massini porterà sul tavolo è chiara e netta: la nomina del futuro direttore tecnico, colui che deciderà chi arbitra e chi no, deve rimanere di competenza dell'AIA, così come la possibilità di esprimere uno dei tre membri del consiglio di amministrazione della nuova società. Richieste che, almeno sulla carta, sembrano andare in direzione opposta rispetto all'idea di indipendenza e di distacco dalla "politica" arbitrale che Gravina ha più volte invocato. La tensione è tale che, come soffiato da più parti, non si esclude nemmeno una minaccia di sciopero da parte della categoria, una ipotesi estrema che rischierebbe di gettare il campionato nel caos più totale, un boomerang pericoloso in una fase già così delicata. Per ora, però, il confronto è appena iniziato: i presidenti di Lega, Ezio Maria Simonelli e Paolo Bedin, interverranno solo in un secondo momento, quando la bozza tecnica avrà preso una forma più definita.

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