Il calcio italiano si prepara a una rivoluzione: una nuova Serie C con meno promozioni e arbitri professionisti sull'esempio inglese

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nel labirinto delle riforme che dovrebbero ridisegnare l’architettura del calcio italiano, l’incontro convocato dal presidente della Figc, Gabriele Gravina, ha portato alla luce una bozza di cambiamento che tocca due nervi scoperti del sistema: la terza serie e la direzione di gara. L’ipotesi, destinata a essere approfondita nei prossimi confronti tra le parti, prevede per la Serie C una riduzione dell’organico a quaranta squadre, suddivise in due soli gironi da venti formazioni ciascuno, con l’obiettivo dichiarato di raffreddare un meccanismo che, negli ultimi anni, ha prodotto più instabilità che certezze -6. Si passerebbe così dalle attuali sessanta partecipanti, distribuite su tre gironi, a un numero inferiore che dovrebbe garantire maggiore sostenibilità economico-finanziaria, riducendo al contempo il numero delle promozioni in Serie B da quattro a tre. Il nuovo format prevederebbe due promozioni dirette per le vincitrici dei due gironi, mentre il terzo posto utile per salire di categoria verrebbe assegnato attraverso i playoff, in un meccanismo che, nelle intenzioni del numero uno di via Allegri, dovrebbe limitare il ricorso ai ripescaggi e alle riammissioni, se non eliminarli del tutto in prospettiva futura -6-8.

Parallelamente al riassetto dei campionati, e forse con un’urgenza ancora maggiore dettata dalle recenti tensioni, Gravina ha messo mano al settore arbitrale, presentando un piano strutturato che ricalca il modello inglese della PGMOL, la società indipendente che gestisce i direttori di gara nella Premier League. La riforma, che dovrebbe diventare operativa già a partire dalla prossima stagione, porterebbe alla creazione di una nuova entità giuridica, partecipata al cento per cento dalla Federazione, alla quale verrebbero trasferiti tutti gli arbitri di vertice di Serie A e Serie B -10. Si tratterebbe di una svolta epocale: i fischietti non dipenderebbero più dall’Aia, che conserverebbe invece la gestione della Can C e delle commissioni territoriali con il compito di formare le nuove leve, ma entrerebbero a far parte di una struttura autonoma con un proprio consiglio d’amministrazione, composto da membri indipendenti nominati dal Consiglio federale, e con un bilancio separato, alimentato dai contributi delle Leghe, stimato intorno ai diciassette milioni di euro -10.

Questa mossa, che di fatto scinde la gestione politico-associativa da quella tecnica, arriva in un momento di acuta fibrillazione per la classe arbitrale, segnato dalla conferma in appello della sospensione di tredici mesi per il presidente dell’Aia, Antonio Zappi, e da una lettera di diffida inviata da Gravina al vicario Francesco Massini -3-10. La nuova società, modellata sull'esempio di quella guidata in Inghilterra da Howard Webb, avrà il compito di nominare un designatore – che dovrà necessariamente essere un arbitro in grado di interfacciarsi con i vertici internazionali come Pierluigi Collina e Roberto Rosetti – e un amministrativista con funzioni di direttore generale o amministratore delegato, incaricato di gestire il budget e di sviluppare nuove risorse economiche anche attraverso attività di marketing -10. L’organico di vertice verrebbe riconfermato in numeri simili agli attuali, con una quarantina di arbitri, una settantina di assistenti e una ventina di operatori Var, i quali vedrebbero però cambiare radicalmente il loro status contrattuale, trasformandosi in professionisti a tutti gli effetti con un trattamento economico e previdenziale differente rispetto a quello attuale -2-10.

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