Caso Garlasco, Sempio: «Non mi sembra ci siano prove per processarmi»
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Redazione Esteri
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«Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo». Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, commenta così la chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, che si prepara a chiedere il rinvio a giudizio per l’omicidio aggravato dalla crudeltà e dall’odio. In un’intervista a “Quarto Grado”, anticipata da “Dentro la notizia”, il trentottenne aggiunge: «Se capiterà di dover andare proprio a giudizio, cioè di affrontare un vero e proprio processo, l’affronteremo».
L’impronta della scarpa e la taglia del piede
Sempio contesta il valore degli elementi raccolti dagli inquirenti, a partire dalla compatibilità tra il suo piede e una scarpa modello Frau numero 42 rinvenuta sulla scena del crimine. I consulenti della Procura, tra cui l’anatomopatologa Cristina Cattaneo, hanno depositato una nota in cui si afferma che un incremento ponderale nel tempo può aumentare larghezza e volume del piede, rendendo possibile la compatibilità nonostante l’indagato calzi un 44.
«Se tu avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue, è un conto», replica Sempio. «Ma finché dici “è compatibile”, va bene. Non hai un elemento vero che collega quello». Sulla misura del piede è netto: «Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi».
La traccia palmare 33 e l’assenza di certezze
Un altro punto centrale dell’impianto accusatorio è la cosiddetta impronta 33, la traccia palmare individuata sul muro della villetta di via Pascoli a Garlasco, dove fu trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi il 13 agosto 2007. I consulenti tecnici della Procura hanno confermato l’attribuzione della traccia a Sempio, precisando che non si può escludere che la mano fosse insanguinata a causa dell’effetto inibente del particolato minerale dell’intonaco. La difesa dell’indagato contesta questa conclusione. «C’era la traccia sul muro? Sì. È stata analizzata? Sì. C’era del sangue? No. Fine. Per come la vedo io, la questione finisce lì», afferma Sempio, spiegando che le sperimentazioni effettuate non offrono certezze.
Le controanalisi sul Dna e la posizione di Stasi
Nel comunicato con cui ha annunciato la chiusura delle indagini, il procuratore di Pavia Fabio Napoleone ha reso noto un elemento emerso dai dati grezzi consegnati dal Ris di Parma alla Procura nel novembre 2025. Il profilo genetico ricavato il 19 settembre 2007 dai pedali della bicicletta di Alberto Stasi, attribuito all’epoca a Chiara Poggi, era risultato negativo il giorno successivo, ma di queste due corse elettroforetiche non si è trovata traccia negli atti del procedimento a carico dell’ex fidanzato della vittima, condannato in via definitiva per l’omicidio.
Il professor Francesco Maria Avato, ex consulente della difesa di Stasi, ha dichiarato che i tracciati negativi non furono mai messi a disposizione degli esperti: «Non ci furono mai dati, altrimenti avremmo organizzato la nostra attività di consulenti». Secondo Avato, di fronte a discrepanze di quel tipo le analisi andavano ripetute e il magistrato avrebbe dovuto essere avvisato.
L’intervallo di sopravvivenza e il quadro accusatorio
Le nuove consulenze depositate dalla Procura riguardano anche la dinamica dell’aggressione. Secondo i risultati delle analisi affidate a Cristina Cattaneo e all’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone, Chiara Poggi potrebbe essere sopravvissuta tra i 15 e i 30 minuti dopo le lesioni, con la possibilità che l’intervallo si sia protratto fino a 60 minuti. Questo dato, secondo l’accusa, escluderebbe la presenza di Stasi sulla scena del crimine nella finestra temporale stabilita nei processi.
La difesa di Sempio ha venti giorni di tempo per depositare memorie e consulenze integrative; solo successivamente la Procura potrà formulare la richiesta di rinvio a giudizio o assumere altre determinazioni.
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