Aiuti record all’Ucraina, ma il prezzo della sicurezza sale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Con il quarto anno di guerra in Ucraina ormai alle porte, il bilancio degli aiuti finanziari e umanitari destinati a Kiev ha superato i 145 miliardi di euro, cifra che rappresenta un impegno senza precedenti da parte dell’Unione europea e dei suoi alleati. Tuttavia, il costo per garantire la sicurezza del paese, minacciato da un conflitto che non accenna a placarsi, si preannuncia ben più elevato: si parla già di un ulteriore conto da 3.000 miliardi, destinato a crescere man mano che la situazione sul campo si evolve.

L’Europa, che nel corso degli ultimi mesi ha intensificato il suo sostegno militare e diplomatico, sembra ora trovarsi di fronte a un bivio. Da un lato, c’è la pressione internazionale per arrivare a un piano di pace, con l’amministrazione Trump che ha recentemente avanzato proposte in tal senso; dall’altro, l’Ue sembra voler mantenere una linea dura, definendo qualsiasi accordo che non coinvolga direttamente Kiev come un «affare sporco». L’Alto rappresentante per gli Affari esteri ha ribadito che verranno inviati ulteriori aiuti militari, mentre Berlino ha sottolineato che non ci saranno negoziati senza la partecipazione ucraina.

Nel frattempo, gli sviluppi sul campo continuano a complicare il quadro. Un’esplosione e un incendio nei pressi del reattore 4 di Chernobyl, attribuiti a un attacco di droni russi, hanno riacceso i timori per la sicurezza nucleare nella regione. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato l’episodio come un ulteriore tentativo di destabilizzazione, mentre Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza, ha accusato Mosca di voler ridefinire il diritto internazionale per giustificare interventi militari in territori sovrani.

La posizione russa, secondo cui un paese avrebbe il diritto di intervenire militarmente nelle aree di sua influenza, è stata definita da molti come una pericolosa deriva che mina i principi fondamentali del diritto internazionale. Emmanuel Macron, in un’intervista al Financial Times, ha descritto il possibile ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca come un «elettroshock» per l’Europa, che dovrebbe spingere il Vecchio continente a prendere in mano la propria sicurezza. Il presidente francese ha inoltre sottolineato che qualsiasi accordo di pace non può essere una resa, ma deve garantire la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina.

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