Il killer delle escort in aula ricostruisce i delitti: «Ho ucciso Denisa per paura, Ana Maria per disprezzo»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ha parlato per quasi cinque ore, ore nel corso delle quali ha riavvolto il nastro della sua vita – l’infanzia difficile, i maltrattamenti subiti dal padre, l’arrivo in Italia nel 2008 – per poi arrivare al cuore nerissimo della vicenda: il momento in cui ha stretto le mani intorno al collo di Maria Denisa Paun e quello in cui ha affondato la lama su Ana Maria Andrei. Vasile Frumuzache, 33enne guardia giurata di origine romena, davanti alla Corte d’Assise di Firenze ha ricostruito i due femminicidi di cui è accusato, provando a spiegare – come ha chiesto il suo difensore, l’avvocato Diego Capano – cosa gli passasse per la testa in quelle ore. «Ho ucciso Maria Denisa per paura – ha detto nell’aula bunker di Santa Verdiana – e Ana Maria per disprezzo». Due moventi diversi, ha spiegato, per due omicidi che presentano invece molti tratti in comune: le vittime, entrambe escort e connazionali dell’imputato; la dinamica degli incontri, avvenuti nell’ambito di prestazioni sessuali a pagamento; il destino dei corpi, smembrati e occultati in un terreno nei boschi delle Panteraie, a Montecatini Terme, dove vennero ritrovati a distanza di tempo l’uno accanto all’altro.

Frumuzache, ascoltato nel corso dell’udienza dal pm Luca Tescaroli e dai legali di parte civile, ha risposto a lungo e in modo articolato, pur punteggiando il racconto con diversi «non ricordo». Ha parlato del rapporto con la moglie, presente in aula seduta a pochi metri di distanza insieme ai familiari delle vittime – il fratello e la sorella di Ana Maria, la madre di Denisa –, e di quel bisogno, quell’«impulso che non riuscivo a controllare», che lo spingeva a cercare incontri a pagamento sui siti pornografici. «Con mia moglie andava tutto bene – ha raccontato –, eppure cercavo esperienze sessuali a pagamento. Sapevo che era sbagliato, mi coglieva il senso di colpa, ma poi ricominciavo».

La ricostruzione del primo omicidio, quello di Ana Maria Andrei, ventisettenne scomparsa nell’agosto del 2024, si è incentrata sul rifiuto che la donna gli avrebbe opposto. Secondo quanto riferito dall’imputato, la escort, avendo scoperto che non era italiano, si sarebbe rifiutata di avere un rapporto completo con lui; una reazione che Frumuzache ha definito come fonte di quel «disprezzo» che lo avrebbe portato a ucciderla. Ben diversa, invece, la dinamica che ha portato alla morte di Maria Denisa Paun, trentenne strangolata nella notte tra il 15 e il 16 maggio del 2025 all’interno del Residence Ferrucci di Prato, dove la donna riceveva i clienti. In quel caso, ha dichiarato l’ex vigilante, a scatenare la reazione sarebbe stato un ricatto: Paun minacciava di raccontare tutto alla moglie se lui non le avesse consegnato diecimila euro. Fu la paura di perdere la famiglia, ha detto, a fargli perdere il controllo.

L’interrogatorio di ieri, che arriva dopo la riunificazione dei due procedimenti voluta dalla Corte d’Assise lo scorso gennaio, ha toccato anche altri aspetti investigativi, compresa la rapina – contestata dal pm Tescaroli – relativa al denaro che Frumuzache avrebbe portato via alle due donne dopo averle uccise: duecento euro ad Ana Maria e duemila a Denisa, soldi che l’imputato avrebbe nascosto in un calzino dentro la valigia sottratta dal residence. E poi il tentativo di evasione dal carcere di Sollicciano, avvenuto lo scorso 4 febbraio con il classico metodo delle lenzuola annodate per scavalcare il muro del passeggio, una fuga finita nell’intercinta grazie all’intervento di un agente di polizia penitenziaria. Tentativo che Frumuzache ha giustificato, in aula, con la paura per le minacce ricevute: «Il parente di una vittima – ha detto – mi ha minacciato di morte mimando il gesto del taglio alla gola».

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