Natuzzi, piano choc: via gli stabilimenti in Puglia, 479 posti a rischio
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Redazione Interno
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Il nuovo corso industriale della Natuzzi, presentato in un incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy, disegna un futuro di contrazione per il colosso del divano in pelle, che per anni ha rappresentato un pilastro dell'economia pugliese. Il fondatore e amministratore unico Pasquale Natuzzi, alla presenza dei sindacati e della Regione, ha infatti illustrato un piano triennale che prevede, quale misura più eclatante, la chiusura dei due stabilimenti di Graviscella, ad Altamura, e Jesce 2, a Santeramo. Una mossa che, se confermata, segnerebbe un drastico ridimensionamento produttivo nell'area della Murgia barese, dove l'azienda conta complessivamente circa millenovecento dipendenti.
Un piano che sposta gli equilibri
La strategia, che copre l'arco temporale fino al 2028, non tocca, almeno nelle intenzioni attuali, gli impianti presenti in Romania e in Cina, i quali, anzi, sembrano destinati a consolidare il proprio ruolo. Una scelta che appare come un rimarcato cambio di passo, considerando che proprio allo stabilimento romeno, in passato, si era pensato di trasferire quote di produzione. I numeri del ridisegno, tuttavia, colpiscono al cuore il territorio italiano: delle cinque fabbriche possedute dal gruppo, quelle destinate alla cessazione sono proprio le due pugliesi, con un conseguente annuncio di quattrocentosettantanove esuberi, una cifra che ha immediatamente innescato le proteste delle organizzazioni sindacali.
La reazione immediata e le accuse
Davanti a un piano definito "inaccettabile", i rappresentanti dei lavoratori hanno preannunciato da subito una mobilitazione generale, minacciando anche forme di lotta più incisive qualora non venisse accolta la richiesta di sospendere ogni decisione operativa. La tensione durante l'incontro ministeriale è emersa con forza nello scontro verbale tra lo stesso Natuzzi, il quale ha motivato la manovra con l'insostenibilità dei costi aziendali, e il responsabile della task force governativa, che gli ha rinfacciato di aver percepito, solo un paio di anni fa, consistenti aiuti pubblici per mantenere gli attuali livelli occupazionali e produttivi proprio in Puglia e Basilicata.
Le tappe di un confronto ancora aperto
La partita, in realtà, è solo all'inizio e i prossimi appuntamenti istituzionali sono già calendarizzati. Le parti si rincontreranno infatti a livello regionale e, successivamente, nuovamente al ministero, per un approfondimento tecnico che dovrà esaminare nel dettaglio sia le questioni legate agli esuberi che le reali prospettive di rilancio della produzione. In questo lasso di tempo, la rabbia e l'incertezza serpeggiano tra gli addetti, consapevoli che la crisi dei mercati internazionali, addotta come motivazione principale dalla proprietà, rischia di tradursi in un doloroso aggiustamento che cambierà il volto dell'azienda.




